L’Apocalisse di Giovanni

La sua importanza storica e la sua attualità

  • Harry O. Maier

    Professore di Nuovo Testamento e di Studi sul cristianesimo antico - Vancouver School of Theology

  • venerdì 26 maggio 2017 - ore 17.30
Scuola Alti Studi

L’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro della Bibbia, ha creato per la civiltà occidentale una narrazione dotata di un inizio e di una fine. Ha creato un mondo futuro ricco di speranze e realizzazioni utopiche, così come di fallimenti distopici e disperazione. La sua collocazione canonica al termine della Bibbia è il corrispettivo della Genesi al suo inizio e chi regge tra le mani la Bibbia, tiene in mano il tempo e lo spazio racchiusi tra due copertine. L’Apocalisse di Giovanni ci riguarda anche se non ne abbiamo letto nemmeno una parola o se non crediamo a nessuna delle parole di cui è composta; se l’abbiamo letta o se non lo abbiamo fatto; se la conosciamo davvero bene o se non ne sappiamo nulla. In parte ciò è dovuto al fatto che, ovviamente, la narrazione biblica della creazione (Genesi) e della fine del mondo (Apocalisse) rappresenta ampiamente ciò che è vero di qualunque vita che inizia con la nascita e si conclude con la morte. Ma a un livello più generale, lasciando da parte la realtà antropologica in cui siamo compresi tutti noi, l’Apocalisse ci fornisce un modello per le più ampie aspirazioni della comunità e della società. È questo ciò che vorrei approfondire: che senso dello spazio e del tempo ci offre l’Apocalisse di Giovanni? Il pensiero apocalittico ha davvero qualcosa da offrire a un mondo già moribondo? Può offrirci qualcosa in cui sperare che non sia una morte inevitabile raggiunta attraverso una grande violenza? La mia risposta è sì, lo può fare, e spero di riuscire a dimostrarlo.

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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