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Libri in discussione

Nicolao Merker
Filosofie del populismo
Roma-Bari, Laterza, 2009
Apertura dibattito: gennaio - aprile 2010

Apertura dibattito

di Carlo Altini

Con la crisi delle democrazie occidentali contemporanee - in particolare con la crisi dei partiti e del sistema rappresentativo - negli ultimi anni ha ottenuto grande fortuna la categoria di "populismo", che è progressivamente diventata un'etichetta utile per designare una pluralità di politiche che utilizzano strumentalmente la volontà popolare come schermo per mascherare l'attuazione di pratiche oligarchiche grazie alla "semplificazione" del rapporto tra il leader carismatico e il popolo, senza però un sostanziale rispetto per le limitazioni costituzionali dei poteri e per la difesa dello Stato di diritto, cardini essenziali delle democrazie liberali. "Populismo" è però categoria scivolosa, ampiamente discussa nelle scienze sociali e politologiche senza che ne sia derivata, se non una definizione univoca, almeno una chiarificazione del valore semantico e interpretativo. La letteratura in merito è molto ampia - tra i lavori di maggior pregio si ricordano quelli di Ernesto Laclau, Yves Mény, Paul Taggart, Pierre-André Taguieff, Marco Tarchi e Franco Venturi - ma spesso si limita ai temi di sociologia politica o alle ricostruzioni storico-fenomenologiche di specifici movimenti populisti: si passa così dall'analisi del populismo russo di fine Ottocento alla critica dello sfondo autoritario dei movimenti populisti latino-americani, dalla ricostruzione dell'ideologia agraria del




  • Davide Orsi
    Il volume di Merker ricerca le fonti filosofiche degli elementi concettuali del populismo contemporaneo, individuando in Edmund Burke il primo autore che, in polemica contrapposizione agli eventi della Rivoluzione francese, assume una posizione proto-populista. Burke contesta al movimento illuminista l'idea di ragione come strumento analitico e metodico, indipendente da metafisiche religiose e comune a tutti gli uomini. Alle istanze critiche della modernità contrappone un sostanziale fideismo: la verità è sancita dalla religione tradizionale e interpretata dal clero. I populismi novecenteschi non necessariamente si richiameranno a una visione religiosa, ma si rifaranno a una concezione mistico-spiritualistica di ragione...
    13/01/2010


  • Valentina Cassiani
    Ho letto il primo intervento, centrato sulla figura di Edmund Burke. Il lettore ha effettivamente ragione nel sottolineare il ruolo di Burke nel volume di Merker: se la sensibilità  populista emerge come reazione alla Rivoluzione francese (soprattutto alla nuova concezione giuridica dell'unità  politica), allora Burke non può non essere chiamato in causa. La domanda però è un'altra: il ruolo di Burke è stato davvero così centrale nella fondazione del populismo? Non credo. Dobbiamo infatti ricordare che in molti suoi scritti viene elaborato il concetto moderno di rappresentanza, un principio nettamente contrario alla "mentalità" populista in cui esiste un diretto rap...
    16/01/2010


  • Caterina Lorenzi
    Nonostante il percorso delineato dal volume sia molto ampio, bisogna rilevare che il ruolo più importante nella costituzione del vocabolario populista è svolto dal pensiero tedesco: Novalis e Schlegel, Fichte e Hegel, Nietzsche e Spengler, Schmitt, Jünger e Heidegger sono gli autori che di volta in volta spostano sempre più in avanti la linea della mentalità populista giungendo infine a delinearne i tratti etnicisti che sono stati all'origine delle tragedie del Novecento. Da questo punto di vista Merker segue una letteratura consolidata che considera molti filosofi tedeschi "complici" degli orrori del nazismo. Credo però che sia necessario fare una distinzione, proprio per evitare un'eccessi...
    21/01/2010


  • Riccardo Roni
    L'evidente riferimento a una problematica ancora aperta - i vari volti del populismo - che, malgrado la sempre maggiore complessità dei nostri sistemi democratici, non sembra essere passato di moda, in questo testo nasce da una lettura "retrospettiva" di alcuni momenti della storia del pensiero filosofico moderno, una lettura tanto ambiziosa quanto necessaria per chi, come Merker, faccia seriamente professione di filosofia, per poter pensare la politica e la storia dopo il faticoso tramonto della teologia politica. Con la nozione di "teologia politica" non intendo riferirmi solo all'ultima, tardiva, proposta fatta da Carl Schmitt nella prima metà del Novecento ma soprattutto a una concezione filoso...
    01/02/2010


  • Giuseppe Montali
    Leggere le pagine di Merker e pensare alla realtà  contemporanea, avendo negli occhi le degenerazioni allo stesso tempo oligarchiche e ultrapopuliste della politica, determina, da un lato, un'infinita tristezza, perché tutto ciò dimostra che le tragedie della storia non insegnano nulla; dall'altro lato, costituisce almeno una piccola consolazione intellettuale, perché il volume è di aiuto nella comprensione dei reali fondamenti del populismo odierno.
    Quando saltano le mediazioni istituzionali tra consenso delle masse e decisioni politiche, la politica diventa barbarie e sopraffazione (tecnicamente si parla di "tirannide della maggioranza"). Questa constatazione dovrebbe spingere le demo...
    09/02/2010


  • Massimiliano Traversi
    Il volume di Merker ha un pregio che allo stesso tempo è anche il suo limite: l'analisi dettagliata delle diverse concezioni filosofiche del populismo. Nelle quasi duecento pagine lo studio delle varie posizioni (da Novalis a Schmitt, da Burke a Heidegger, da Thoreau a Nietzsche) procede con attenzione e sagacia: vi vengono infatti individuate le sfumature populistiche dirette e indirette, volontarie e involontarie, reazionarie e progressiste, scientifiche e culturali. A questa esperta valutazione dei dettagli non si accompagna però un'interpretazione complessiva del fenomeno populista. Solo nell'ultimo capitolo (I feticci di guardia al recinto) Merker tenta di circoscrivere i caratteri fondamentali del populismo, sot...
    16/02/2010


  • Simona Carli
    Negli ultimi anni si sono prodotti due grandi correnti interpretative del populismo. Da un lato, la corrente legata alla cultura democratica e liberale (esemplarmente rappresentata dai lavori di Yves Mény) che individua nei fenomeni populisti una degenerazione degli Stati costituzionali; dall'altro lato, la corrente legata alla tradizione socialista (condensata nei lavori di Jacques Rancière ed Ernesto Laclau) che vede nei movimenti populisti il luogo di rottura degli equilibri oligarchici e corporativi determinati dai partiti contemporanei. Il lavoro di Merker non appartiene in senso stretto a nessuna di queste correnti, anche se dimostra maggiore simpatia nei confronti dell'interpretazione liberaldemocratica del populismo. M...
    22/02/2010


  • Francesca Gagliardi
    Il volume di Merker dedica grande attenzione alla dimensione storica delle culture populiste. L'arco di riferimento è essenzialmente compreso tra fine Settecento e anni Trenta del Novecento, con numerosi e puntuali riferimenti ad autori, movimenti, partiti, regimi. Alcune riflessioni critiche potrebbero essere sviluppate su alcune delle specifiche ricostruzioni proposte da Merker: penso, per esempio, alle sue pagine su Burke o su Mazzini. Ma qui mi interessa sottolineare un'assenza, che si affianca a quella esplicitamente dichiarata dall'Autore relativa alla tradizione socialista: dalla Rivoluzione conservatrice e dal nazismo si passa infatti all'analisi della cultura populista contemporanea, trascurando tutto ciò che...
    04/03/2010


  • Davide Orsi
    La ricerca svolta da Merker non ha solo l'intento di ricostruire la genealogia del populismo, risalendo anche all'opera di autori che in qualche modo ne hanno anticipato i caratteri, ma ha anche lo scopo di fornire gli strumenti critici per riconoscere e contrapporsi alle nuove forme di tribalismo e chiusura identitaria che caratterizzano la società contemporanea. L'autore scopre un "tratto morfologico" di fondo che caratterizza i populismi: il fideismo. Esso è caratterizzato da un'idea di ragione spiritualistica in cui la verità è colta in maniera intuitiva. In questa prospettiva gli intellettuali sono gli scopritori e gli esaltatori di un ordine (metafisico, politico, sociale) dai caratteri m...
    17/03/2010


  • Francesca Banti
    Il volume è di grande interesse per molti motivi, in particolare per la sua capacità di distinguere concettualmente i vari modelli di populismo mentre, allo stesso tempo, ne individua le radici comuni. Mi sembra tuttavia importante sottolineare il fondamentale passaggio sull'idea di nazione discusso da Merker a proposito della Rivoluzione francese. Per l'Autore è centrale l'interpretazione, elaborata da Sieyès nel 1789, della nazione intesa come società civile e della nazione intesa come corpo politico. Con la Rivoluzione francese alla nazione non si appartiene più per etnia o stirpe, ma per cittadinanza: "La nazione nell'accezione nuova - dunque anche il nuovo concetto moderno di pop...
    22/03/2010


  • Tommaso Andreani
    In molti passi del volume, e in particolare nel capitolo su Thoreau, Merker giunge a individuare forti elementi di affinità tra i movimenti populisti e i movimenti di contestazione anticapitalistica. Si tratta di una constatazione per molti aspetti inoppugnabile, valida anche per molte situazioni contemporanee, soprattutto nei momenti di crisi sociale ed economica. Ma questa affinità meriterebbe di essere discussa, sia nella sua genesi che nella sua dimensione politica. Per esempio, andrebbe compreso perché, in determinati contesti, i movimenti anticapitalistici utilizzano parole-chiave populiste e invece, in altri contesti, si avvicinano alle teorie socialiste. Con tutta evidenza, una differenza fondamentale ...
    07/04/2010


  • Caterina Serrani
    Il volume presenta un percorso interpretativo sul populismo definito in modo netto e argomentato. Nonostante ciò, i contenuti di alcuni capitoli appaiono forzati, in particolare quelli su Burke, Hegel e Mazzini. Non sembra infatti possibile descrivere la relazione tra il repubblicanesimo di Mazzini e i principi del 1789 nei termini di una netta opposizione. Basta pensare, per esempio, alla centralità dell'idea di cittadinanza e al rifiuto dell'autorità  tradizionale in entrambi i contesti teorici: inoltre l'elemento teologico, vigorosamente sottilineato da Merker a proposito della teoria etico-politica mazziniana, era presente anche nei principi dei rivoluzionari francesi. Per motivi diversi, appaiono forzate anche...
    10/04/2010


  • Lorenza Neri
    Il volume di Merker è molto ben organizzato per quanto riguarda la struttura teorico-interpretativa e l'impianto storico, davvero attento ed elaborato. Ovviamente sono possibili obiezioni relative alle interpretazioni dei singoli autori studiati (e alcuni lettori del testo ne hanno fatte anche in questa pagina web) ma nel complesso l'argomentazione è chiara e convincente. Una volta che il volume ci ha accompagnato alla soglia della contemporaneità, veniamo però abbandonati alla nostra esperienza quotidiana senza una forte guida interpretativa. E' vero che nell'ultimo capitolo sono espliciti i riferimenti alle vicende che ci riguardano più da vicino (migrazioni, ideologie etniche ecc.) ma con uno s...
    20/04/2010




info@fondazionesancarlo.it Aggiornamento: 09/09/2010
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