Il furto della storia


In questo volume Goody intende portare in primo piano il fatto che troppo spesso il lavoro degli storici si è svolto utilizzando il filtro di una prospettiva eurocentrica: il dominio politico ed economico dell’Europa sul mondo ha avuto come esito il dominio culturale sulla ricostruzione storiografica delle vicende mondiali. Larga parte della ricerca storica è stata condotta non soltanto minimizzando la storia del resto del mondo, ma impostando periodizzazioni e concetti che ne hanno ostacolato la comprensione e basandosi sulla convinzione dell’unicità e superiorità dell’Occidente. Goody analizza con particolare acribia soprattutto le opere di Joseph Needham, Norbert Elias e Fernand Braudel, i cui principali limiti risiederebbero nel non avere adeguatamente riconosciuto le dinamiche economiche e culturali presenti nel continente asiatico, considerando – per esempio – il fenomeno capitalistico esclusivo dell’Europa. Gli stereotipi e i fraintendimenti sono numerosi e giungono ad accumularsi. Con l’espansione dell’Islam a partire dal VII secolo, la contrapposizione tra Europa e Asia assume la forma di quella tra Cristianesimo e Islam, sommando la classica distinzione tra il luogo della libertà (Occidente) e il luogo del dispotismo (Oriente). Queste contrapposizioni hanno impedito di riconoscere gli effettivi rapporti tra Oriente e Occidente, in particolare l’importanza delle conoscenze ingegneristiche e agricole diffuse dagli Arabi che favorirono il decollo del capitalismo mercantile europeo. Il mancato riconoscimento della presenza di attività di mercato in Oriente deriva esclusivamente da una visione ideologica e monolitica del mercato: la storia delle città in Asia permette infatti di individuare un’importante e precoce attività mercantile che diede vita alle prime manifestazioni capitalistiche. Secondo Goody, il "furto della storia" è comprensibile, da un lato, alla luce del dominio coloniale esercitato dalle potenze europee; dall’altro, sulla base dell’organizzazione spazio-temporale del mondo favorita dall’uso della scrittura. Il "furto della storia" non è però soltanto l’appropriazione del tempo e dello spazio, ma anche la monopolistica categorizzazione dei periodi storici (società arcaica, antica, medievale, moderna ecc.): le differenze implicate da questa rigida categorizzazione dovrebbero essere lette in termini evolutivi meno drastici. Sulla base di tale rilettura, si potrebbe vedere come democrazia, razionalità e individualismo siano concetti presenti anche nelle formazioni sociali e culturali del mondo asiatico.

Dati aggiuntivi

Autore
  • Jack Goody

    Professore emerito di Antropologia sociale - Università di Cambridge (UK)

Anno pubblicazione 2008
Recensito da
Anno recensione 2008
ISBN 9788807104336
Comune Milano
Pagine 411
Editore