Hannah Arendt

Agire politicamente. Pensare politicamente


Hannah Arrendt non si è mai definita filosofa o storica, né tantomeno intellettuale. preferiva immaginarsi una pensatrice, donna, scettica verso qualsiasi sistema teorico. Si è mossa, infatti, attraverso mobili “esercizi di pensiero” per ripristinare quel significato autentico ed originario della politica che, secondo lei, la storia del pensiero filosofico occidentale aveva occultato. Come chiarisce bene Laura Boella in questo libro denso, e sotto certi aspetti passionale, si trattava per la Arendt di compiere un tentativo di riscatto del senso più profondo dell”agire umano.
H. Arendt ha fissato nel presente il punto di congiunzione tra sé, gli esseri umani e la storia. Ha affrontato l”opacità del reale, parlando di un “urto con la realtà”, resosi necessario dopo l”analisi degli eventi catastrofici del ventesimo secolo a cui assistette. Dal momento della presa di coscienza effettiva della sua “ebraicità”, tentò di avviare una riflessione nuova, sgombra dalle categorie filosofiche tradizionali. Laura Boella ricostruisce la vivacità immaginativa del pensiero della Arendt mettendone in luce le caratteristiche di ambiguità e di fluidità oltre che di grande pregnanza teorica, partendo dagli inizi, improntati ad una riflessione critica negativa (la dissertazione su Agostino, gli studi sul Romanticismo). L”autrice si sofferma poi sull”allantonamento operato dalla Arendt dalla matrice fenomenologica e dalla filosofia dell”esistenza, allontanamento che coincise con il distacco del pensiero del primo “maestro” (Heidegger), fino a considerare gli esiti più noti degli studi storico-politici sulle rivoluzioni, francese ed americana, sul fenomeno del totalitarismo e sulla persecuzione degli ebrei.
Le distinzioni, a volte impopolari e duramente attaccate, tra pubblico e privato, sociale e politico, tra bene e male, percorrono tutto il libro. L. Boella mette in luce la fascinazione di H. Arendt per l”apparenza, la disamina di categorie nuove come “natalità” e “origine”, le riflessioni sul dire poetico e la rivalutazione dell”idea di politica legata alla cittadinanza, alla sfera pubblica, intesa come comunione di uomini e donne impegnati nella sfera delle relazioni quotidiane. Accanto a libertà, pluralità, partecipazione, nell”ultimo libro rimasto incompiuto, La vita della mente, emerge, dal lavoro di articolazione delle attività della mente, la categoria del giudizio considerata la più politica tra queste attività e dalla Arendt declinata con i tratti del kantiano pensare da sè (Selbstdenken), inteso con un forte richiamo al momento pubblico e comunicativo.

Dati aggiuntivi

Autore
  • Laura Boella

    Docente di Filosofia morale - Università di Milano

Anno pubblicazione 1995
Recensito da
Anno recensione 1996
Comune Milano
Pagine 238
Editore