Sentire la città

Il consumo visivo degli spazi urbani

  • John Urry

    Docente di Sociologia University of Lancaster - (UK)

  • venerdì 22 Novembre 1996 - 17,30
Centro Culturale

La relazione tra la dimensione urbana e il turismo è complessa. Il ‘consumo dei luoghi’ non è semplice e chiaro, ma coinvolge un insieme complesso di relazioni in cui i vari sensi umani sono implicati. Tali relazioni richiedono analisi che non concernono solo l’eventuale trasformazione economiche dei differenti paesaggi urbani, dei luoghi e punti d’attrazione, ma anche le complesse mediazioni culturali ad esse connesse. Sono appunto queste mediazioni quelle che portano a pensare paesaggi particolari , luoghi e attrazioni come qualcosa di specificamente percepito dai visitatori.

Cercherò quindi di prendere in considerazione il modo in cui le persone si correlano all’ambiente costruito e, in particolare come queste “avvertono” quell’ambiente attraverso i propri corpi. Le relazioni che le persone intrattengono con la città vengono personificate. Analizzerò la varietà dei sensi umani e il loro rispettivo apporto a come le persone corporalmente mettono a confronto diversi ambienti. Quali sensi sono coinvolti nella percezione, interpretazione, apprezzamento e denigrazione di differenti ambienti costruiti? Come le persone percepiscono che cosa abbiano in comune ambienti diversi? In che modo i sensi agiscono (operino) attraverso lo spazio? Esistono gerarchie di valore tra i vari sensi?

Nella conferenza intendo esaminare il fascino (l’incanto)esercitato (detenuto) dall’occhio come specchio legittimo (ovvio, chiaro, palese) della natura e la più generale ‘egemonia della visione’ che ha caratterizzato il pensiero sociale e la cultura durante gli ultimi secoli. Questo dominio dell’occhio, la ‘verità ottica’ di Bermingham, e le sue conseguenze ambigue fanno parte del processo per il quale (attraverso il quale) i soggetti hanno incominciato a essere interpellati in occidente due secoli fa; processo di cui ho iniziato a interessarmi, in riferimento al turismo, in The Tourist Gaze (Lo sguardo del turista). Questo testo risultare essere uno sforzo alquanto impegnativo di dimostrare il ruolo della dimensione visiva in una varietà di sviluppi del turismo e, in certo grado, delle conseguenze per coloro che sono soggetti a tale sguardo entro questi luoghi. In particolare distinguo tra sguardo turistico romantico e collettivo.
Ma io penso che vi siano molti più tipi di sguardo oltre a questa coppia relativamente semplice (indico cinque forme di consumo visivo); inoltre risulta indispensabile riferirsi a vari altri sensi coinvolti nel consumo di luogo. Quindi personalmente ritengo che abbiamo bisogno oltre che di una sociologia della vista anche di una sociologia dei sensi.

Nel mio intervento perciò cerco di sviluppare ulteriormente ciò che Rodaway chiama “geografia sensoriale” in cui egli coniuga assieme l’analisi del corpo, dei sensi e del luogo. Egli sostiene che tutti i sensi sono geografici (eptici), per cui ciascuno di essi contribuisce a orientare le persone nello spazio; alla consapevolezza delle relazioni spaziali; alla valutazione delle qualità di luoghi particolari. Ciò include quei luoghi al presente oggetto di esperienza (tramite l’abitare in essi o il visitarli) e anche quei luoghi più discosti nel tempo da noi. Ne segue che i sensi sono in modo complesso intricatamente collegati con la costruzione e la riproduzione di differenti ambienti. Ognuno di essi, in effetti, è prodotto da una specifica concatenazione dei sensi. Questi ultimi rivestono diversa importanza entro società differenti e quindi producono quelli che in effetti sono ‘ambienti’ differenti. Rodaway sostiene che ci sono cinque modalità distinte in cui ogni senso è connesso all’altro, in relazione all’ambiente percepito: cooperazione tra i sensi, gerarchia, successione, per soglia di effetto e secondo relazioni reciproche con l’ambiente.

Non sorprendentemente, intendo qui trattare (occuparmi ) principalmente del senso della visione che pare aver giocato un ruolo dominante nell’evoluzione del viaggio e del turismo in occidente, e soprattutto di recente nel fenomeno della crescita del turismo urbano. Mostrerò che lo svilimento del ruolo della vista, in modo particolare nella teoria sociale francese, trova eco nei modi in cui il turista è sminuito come soggetto contemporaneo. Il turista comune è denigrato come straordinariamente superficiale nella sua relazione con la forma urbana poiché si ritiene utilizzi soltanto il senso della vista. Tuttavia Buzard ha mostrato che la reale distinzione viaggiatore-turista è stata una distinzione caratteristica durante gran parte della storia recente dell’occidente; quindi la svilimento dell’ultimo termine, il turista che gira per monumenti (sightseeing tourist), ci dice molto a proposito di chi lo utilizza come segnalatore di distinzione quanto degli stessi poveri visitatori arretrati.

Riferimenti Bibliografici


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- Wilson A., On Living in an Old Country, London, Verso, 1985:

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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