Archeologia della violenza


Nei due saggi presentati in questo volume, Pierre Clastres (1934-1977) si propone di rompere il silenzio che, a suo parere, l’etnologia ha riservato al ruolo della guerra nelle società primitive. Secondo Clastres la guerra è una modalità di funzionamento della società primitiva, è la manifestazione di una logica della separazione e del conflitto con l”Altro. La tesi naturalista di André Leroi-Gourhan, quella economicista e quella di Lévi-Strauss, che considera la guerra come fenomeno di scambio, non danno conto dell”essere della società primitiva. Essa è luogo di scambio e luogo di violenza; lo scambio e la guerra devono però essere pensati non solo sulla base di una continuità che consenta di passare gradualmente dall”uno all”altra, ma in base a una discontinuità radicale. Inoltre, la comunità primitiva vede nel proprio territorio un”esclusiva che, in quanto tale, non prevede l”Altro: è quindi totalità e unità, cioè è un insieme compiuto, autonomo, indiviso. Questi caratteri, rileva Clastres, la riconducono a una logica della differenza che entra in contraddizione con la logica dello scambio generalizzato in quanto logica dell”identificazione: questa viene dunque rifiutata perché porterebbe la società alla distruzione. Anche con la guerra generalizzata però si correrebbe lo stesso pericolo. La guerra viene invece utilizzata soprattutto come strumento di politica “interna” (per mantenere inalterato l”essere della società) e ha la funzione di fare in modo che permanga la dispersione dei gruppi: più intensa è la guerra, più diventa forte la spinta centrifuga che agisce contro la formazione di uno Stato che è il vero nemico della guerra. Nel secondo saggio, in cui espone l’esito dei suoi studi su alcuni popoli del Sudamerica, Clastres sottolinea come nella società primitiva tutti gli uomini sono guerrieri. A causa di questa “specializzazione” l”uomo primitivo è un essere per la morte e pertanto invidia e teme le donne che sono esseri “per la vita”, padrone della vita. E” la società stessa che condanna a morte il guerriero primitivo, il quale deve continuamente dimostrare il proprio coraggio. Vi è però un pericolo di morte per la società quando i guerrieri diventano gruppo di potere che si erge come organo separato del potere politico: la guerra assume il ruolo di divisione del corpo sociale. Allora o si impone la logica dell”indivisibilità che abolisce la guerra, o si impone la logica guerriera, che rischia di distruggere l”unità: si realizza così uno speciale fenomeno di scambio tra la vita del corpo sociale e la morte del guerriero.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1998
Recensito da
Anno recensione 1999
Comune Roma
Pagine 117
Editore