La maschera di Socrate

L'immagine dell'intellettuale nell'arte antica


Solo a partire dal XIX secolo l’‘intellettuale’ matura una percezione di sé in quanto tale: né i Greci né i Romani conoscevano questa figura che appare in Zanker una categoria di comodo nella quale comprendere poeti, pensatori, oratori e filosofi, per esaminare il modo in cui essi sono divenuti oggetto di rappresentazione e come questa rappresentazione sia venuta modificandosi nel corso dei secoli. Si tratta di una ricerca che sconta numerose difficoltà, prima fra tutte la necessità di riflettere sulla scultura greca quasi esclusivamente a partire dalle copie romane, spesso volutamente ridotte dai committenti al solo busto. Ma non è in questione una ulteriore Kopienkritik, poiché dalle scelte espresse nelle copie emergono importanti informazioni sulla trasformazione subita dalla rappresentazione dell’intellettuale. Nella Grecia classica la rappresentazione del filosofo in una statua che ne ritraeva interamente il corpo intendeva soprattutto esaltarne le virtù civiche. L’erma romana ha invece il compito di onorare il filosofo in quanto tale, probabilmente considerando la fisiognomica dell’originale greco come un ritratto molto più fedele di quanto non sia mai stato. Roma non è dunque più in grado di comprendere in pieno il significato della statuaria greca: dalla caratterizzazione – nella fisiognomica e nell’abbigliamento – delle diverse scuole filosofiche greche si passa a una rappresentazione del filosofo in quanto depositario di valori che risultano irrinunciabili per il romano colto e che si dimostreranno il prototipo della rappresentazione di Cristo: barba, capelli lunghi con scriminatura centrale, tunica e postura da ‘maestro che fa lezione’ sono infatti i caratteri propri della figura del filosofo tardo-romana. Difficile andare oltre nella comprensione del ruolo realmente assunto dal filosofo nelle epoche prese in esame: il materiale rimasto non consente di definire con maggiore precisione quale fosse la percezione dell’intellettuale propria del cittadino della polis o di Roma, come non consente di comprendere in che modo la stessa autopercezione del filosofo sia mutata Tuttavia, conclude Zanker, “il filosofo si rivela come l’unica figura di intellettuale dell’antichità che si sia definito come tale mediante un’immagine-tipo inconfondibile e coerente.” (p.378) Paul Zanker, attualmente direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, ha pubblicato in Italia, sempre presso Einaudi, Augusto e il potere delle immagini (1987) e Pompei (1993).

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1997
Recensito da
Anno recensione 1998
Comune Torino
Pagine 392
Editore