Alla ricerca di un ordine mondiale

Gli scenari geopolitici e le nuove guerre

  • venerdì 14 febbraio 2014 - 17.30
Centro Culturale

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La sicurezza collettiva è un tentativo di curare i mali dei rapporti internazionali con una medicina istituzionale, perché le restrizioni e gli obblighi che essa introduce sono i più ambiziosi che si siano fino ad oggi fissati. Costruendo sulla tradizione della «giusta guerra» di stampo agostiniano e scolastico, gli architetti della Società delle Nazioni, delle Nazioni Unite e del sistema attuale di sicurezza collettiva hanno cercato di affrontare il problema dell’ordine internazionale in maniera diretta, anche perché essi percepivano che il mondo non avrebbe potuto sostenere, nell’era del progresso tecnologico e delle ideologie di massa, un altro disastro come la guerra mondiale. Il concetto di sicurezza collettiva è caratterizzato da un singolare paradosso. Da un lato, la sicurezza è venuta meno alle sue promesse. Nonostante le rivendicazioni di messa al bando della guerra, da quando questo concetto fu per la prima volta introdotto nel Trattato di Versailles ci sono stati quasi cento conflitti armati. La sicurezza non è stata in grado di fermare la spinta espansionistica che animò insieme l’Italia, la Germania e il Giappone prima della seconda guerra mondiale. Dopo il 1945 il concetto si dimostrò una causa insufficiente per la pace perché non riuscì ad impedire la guerra fredda tra le due superpotenze. La fine della guerra fredda ha dimostrato che la sicurezza collettiva non è neppure una causa necessaria per la pace, perché il conflitto è stato superato completamente al di fuori del quadro di riferimento istituzionale. Che la guerra fredda sia finita per il collasso interno dell’Unione Sovietica o per l’avvedutezza della politica americana, la sicurezza collettiva e le Nazioni Unite sono state comunque tagliate fuori dai processi chiave, fornendo, al massimo, un palcoscenico utilizzato da alcuni personaggi. D’altro canto, la sicurezza collettiva ha anche dimostrato una straordinaria resistenza, affermandosi come ordine di sicurezza di elezione dopo la prima guerra mondiale, dopo la seconda guerra mondiale e anche dopo la guerra fredda. […] L’impossibilità di una soluzione definitiva alla questione dell’ordine internazionale non deve però necessariamente portare a un cinismo machiavellico, anche se le aspettative dei più ottimisti saranno senz’altro deluse. L’anarchia internazionale non può essere superata per fiat istituzionale, ma, proprio per questo, gli Stati potrebbero voler moderare alcuni dei suoi effetti più perversi nel loro stesso interesse, riducendo l’incertezza di un ambiente anarchico con l’introduzione di alcune, basilari, norme, fornendo un foro di discussione e di pacifico confronto e la legittimità necessaria a quelle operazioni che servono a garantire un minimum di ordine internazionale. La concezione diplomatica, quindi, può essere utile perché, nonostante dipenda dalla volontà degli Stati sostenerla in quanto priva di un sistema autonomo di implementazione, essa può aiutarli ad ottenere la cooperazione. Gli ostacoli alla cooperazione sono dovuti all’assenza di un governo mondiale capace di garantire il rispetto degli accordi tra Stati o una certa prevedibilità dei loro comportamenti. È possibile, quindi, che gli interessi collaborativi degli Stati possano non essere messi in atto anche qualora convergano. In queste situazioni, istituzioni mirate possono dimostrare la loro utilità. Così come persino il libero mercato necessita di alcune istituzioni, come la certezza dei diritti di proprietà o la sicurezza fisica degli individui, per poter operare in modo autentico, così anche i «naturali» meccanismi della politica internazionale hanno forse bisogno di un supporto istituzionale per poter funzionare efficacemente.

(da F. Andreatta, Istituzioni per la pace. Teoria e pratica della sicurezza collettiva da Versailles alla ex Jugoslavia, Bologna, Il Mulino, 2000, pp. 9, 13).

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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