Bose – Fondazione Collegio San Carlo

Bose

La radicalità del Vangelo


La comunità monastica di Bose, fondata e guidata da Enzo Bianchi, è divenuta un punto di riferimento non soltanto per le migliaia di "amici" che ogni anno vi trovano ospitalità e spazi per la riflessione, ma anche per tutti coloro – teologi, presbiteri, studiosi, esponenti delle chiese cristiane – che credono possibile tracciare un cammino che avvicini le diverse religioni. Chi si accosta alla comunità di Bose vede messa in pratica quella "differenza cristiana" – sulla quale insiste da tempo Enzo Bianchi – che non è la costruzione di una super-Chiesa, ma è la capacità di testimoniare quella vita buona e felice che è al centro del messaggio cristiano. Allo stesso tempo questa differenza viene sottolineata dalla centralità della parola di Dio, con la quale inizia la giornata della comunità – prima del levare del sole – e alla quale sono dedicati i lunghi momenti di silenzio quotidiano. Differenza però non significa separazione e per questo motivo i monaci di Bose rivendicano la loro laicità, per ricordare a tutti la comunione del loro destino con quello dei fratelli e delle sorelle che vengono in contatto con loro. La comunità di Bose ha la sua origine nella grande tradizione monastica di Benedetto, Pacomio e Basilio, che mette in contatto la tradizione occidentale e quella orientale. Il monachesimo infatti costituisce una via privilegiata nel cammino della riconciliazione tra le Chiese: esso presuppone una vita comune in cui è possibile vivere nella ricerca della piena unità all'interno di una Chiesa di Chiese. L'ecumenismo deve allora essere un'esperienza spirituale nel senso più forte del termine e non può limitarsi alla sola enunciazione di propositi e alla pratica di gesti simbolici. Il costante sguardo alle fonti della tradizione monastica e ai testi biblici indica la chiara volontà della comunità di Bose di non voler creare una nuova chiesa, ma di restare in fedele comunione con la Chiesa che ha battezzato gli ottanta monaci (attualmente risiedono 45 uomini e 35 donne) che la compongono, cercando altresì di evitare tutti quei gesti che possano provocare rotture, irritazioni e sembrare facili fughe in avanti. La radicalità vissuta a Bose è quindi da intendersi proprio come fedele rispetto delle radici, una radicalità che può aiutare ad allontanare le minacce che derivano alla Chiesa dal proprio interno: in particolare preoccupano l'indifferentismo e il pluralismo religioso quando viene declinato in modo da rendere il cristianesimo una proposta culturale tra le tante. Non si deve diventare portatori di atteggiamenti aggressivi o intolleranti, ma è necessario essere coscienti di appartenere a una tradizione precisa in cui contenere spazi di vita e di accoglienza. Compito dei cristiani non è quello di cercare una visibilità a ogni costo e di servirsi di strumenti del potere, ma diventare testimoni, diventare "racconto" che la vita cristiana è buona e al servizio degli uomini.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2007
Recensito da
Anno recensione 2007
ISBN 9788871806280
Comune Torino
Pagine 110
Editore