Cette idole qui nous gouverne. Le néo-libéralisme comme “religion” et “théologie” sacrificielles – Fondazione Collegio San Carlo

Cette idole qui nous gouverne. Le néo-libéralisme comme “religion” et “théologie” sacrificielles


Michel Beaudin, docente alla Facoltà di Teologia dell”Università di Montreal, lancia un forte atto d”accusa nei confronti del neoliberalismo e dell”incondizionata accettazione delle regole del mercato. Nonostante i suoi effetti devastanti sul piano umano e sociale, questa dottrina economica si è talvolta affermata come unica guida dell”agire umano e si è sacralizzata: è possibile pertanto analizzarla come una nuova religione. L”associazione tra neoliberalismo e idolatria sarebbe, secondo Beaudin, giustificata dal fatto che 1) gli esseri umani assolutizzano quella dottrina fino a sacrificarle la propria dignità; 2) la violenza sacrificale è interna ai meccanismi economici (“le nostre istituzioni peccano al posto nostro”). Il totalitarismo del mercato, come ogni idolo, agisce scalzando ogni altro criterio di valutazione. Il neoliberalismo è sempre più cinico e indifferente alle sorti degli esclusi: la crescente povertà è la negazione del riconoscimento della dignità degli esseri umani e diventa una entità sacrificale; occorre pertanto restituire alla sfera economica la sua originaria funzione (oikos – nomos) di luogo accogliente per tutti. Secondo l’autore, la presunta capacità autoregolatrice del mercato sarebbe vissuta come la provvidenza cristiana e pertanto agirebbe con una “cattolicità” e universalità che non prevede alternative. Termini quali “leggi di mercato” e “qualità totale”, di fronte ai quali si pretende di troncare ogni opposizione, designano l”avvenuta assolutizzazione dei principi neoliberisti che prevedono “sacrifici umani” imponenti. Assistiamo inoltre al rovesciamento del cardine del cristianesimo (l”amore per il prossimo) quando l”interesse privato e l”egoismo diventano i propulsori della crescita. La prospettiva di “salvezza” diventa quindi l”arricchimento operato al prezzo di sacrifici (il risparmio e il rigore) e sacrificati (i costi sociali pagati in termini di attacchi allo stato sociale). La salvezza cristiana, ricorda il teologo, è un”altra cosa: è destinata a tutti gli uomini, è ricevuta come dono e come grazia e non è una realizzazione unicamente umana (i talenti vengono fatti fruttare dall”uomo, ma sono stati affidati da Dio) ed è il frutto della libertà di Cristo che si pone di fronte alle leggi di questo mondo. Uno degli aspetti esemplari del rovesciamento della prospettiva cristiana operata dal mercato, risiede – conclude l”autore – nella crescente disuguaglianza: “avevo fame”, chiederà Cristo, e il capitalismo non riesce a garantire pane a sufficienza a larga parte dell”umanità.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1995
Recensito da
Anno recensione 1997
Pagine 395-413
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