Chiesa santa e peccatrice


Il volumetto – fedele alle caratteristiche della neonata collana “Sympathetika” delle edizioni Qiqajon, espressione della Comunità monastica di Bose – si presenta agile e accessibile ad un pubblico vasto, pur affrontando una questione teologica particolarmente delicata, sulla quale nei tempi più recenti la pubblicistica religiosa si è ripetutamente soffermata: anche se non sempre adottando i toni più appropriati. Il problema, per dirla coi termini di un Pro-memoria inviato da Giovanni Paolo II a tutti i cardinali in vista del Concistoro straordinario del giugno del 1994, è il seguente: “Come tacere delle tante forme di violenza perpetrate anche in nome della fede? (…) Bisogna che anche la chiesa, alla luce di quanto il Vaticano II ha detto, riveda di propria iniziativa gli aspetti oscuri della sua storia valutandoli alla luce dei principi del vangelo (…). Ciò non danneggerà in alcun modo il prestigio morale della chiesa, che anzi ne uscirà rafforzato, per la testimonianza di lealtà e di coraggio nel riconoscere gli errori commessi da uomini suoi e, in un certo senso, in nome suo”. Parole, certo, tanto inattese quanto inabituali per lo stile ecclesiastico, cosicchè il Concistoro preferì sostanzialmente ignorarle. Il lavoro di Alberigo, docente di Storia della chiesa all’Università di Bologna, prende le mosse da qui, interrogandosi sulla necessità che, al fine di esercitare realmente la “metanoia” (il cambiamento di mentalità, nel linguaggio evangelico), la chiesa debba assumere su di sè il coraggio profetico non solo di riconoscere i peccati del passato, ma anche di vivere in un costante atteggiamento di conversione. A partire, naturalmente, da quelli che egli ritiene i riferimenti storici fondamentali, dalla situazione nelle comunità primitive alla svolta costantiniana, dal feudalesimo occidentale alla “riforma” della chiesa, dal rinnovamento ecclesiologico che preparò il Vaticano II alle decisive aperture del pontificato di Giovanni XXIII. Restano, a parere di Alberigo, almeno un paio di nodi cruciali: “il primo consiste nel riconoscere che anche la chiesa in quanto comunità – e non solo il singolo cristiano – può (e deve) essere considerata soggetto di peccato; il secondo riguarda il riconoscimento che la formula chiesa peccatrice non è contraddittoria con la santità della chiesa nè con la sua indefettibilità” (p. 71). Essi esigeranno, è la conclusione dell’autore, un nuovo sforzo di conoscenza storica, di riflessione teologica e di coraggio autenticamente primaziale. In appendice, vengono utilmente riportati i testi di alcuni significativi interventi pronunciati, durante i dibattiti sull’ecumenismo del Vaticano II, da vescovi di diversi paesi sul tema della chiesa “senza macchia nè ruga” (Ef.5,27).

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1997
Recensito da
  • Brunetto Salvarani

    Professore di Teologia della missione e del dialogo - Facoltà Teologica dell'Emilia Romagna, Bologna

Anno recensione 1998
Comune Magnano (Biella)
Pagine 112
Editore