Civitas peregrina – Fondazione Collegio San Carlo

Civitas peregrina

Radici cristiane dell''idea di straniero


La condizione di straniero è costitutiva del cristianesimo, che si riconosce in un Dio che non si mostra. Essere immagine di Dio significa essere nel mondo senza essere del mondo. Da questi due concetti il libro, che raccoglie gli interventi di Filoramo nella trasmissione radiofonica I testi antologizzati nel presente volume appartengono al periodo di massima fioritura (1911-1933) della scuola fenomenologica e sono accomunati dall’esigenza di descrivere la “regione ontologica” della persona, in ciò ispirandosi ai principi husserliani della fedeltà alle cose stesse e del rispetto per il loro stile di trascendenza. Secondo questa prospettiva, e contro il dogma cartesiano della trasparenza, ciò che appare o conosco di me non è che una manifestazione – inadeguata seppure essenziale – di me stesso, e la mia individualità personale prosegue anche laddove non sono presente alla coscienza. Questa raccolta, dunque, ha il merito di illustrare il contributo della fenomenologia al dibattito contemporaneo sullo statuto della persona e sull’identità: suo scopo precipuo è quello di portare alla luce l’essenza della soggettività, cogliendola nel nostro essere dati a noi stessi come centri di azioni e di passioni, come soggetti di esperienza che si vivono anzitutto in prima persona. In particolare, Pfänder mostra come la dinamica del volere non vada assunta nei termini di una causazione di eventi interni al flusso di coscienza da parte di eventi esterni, bensì come l’atto di un io-centro che si determina liberamente ad agire – o meno – nelle direzioni profilate dai motivi formatisi attraverso l’“ascolto interiore” delle esigenze poste dai fenomeni o delle tendenze che hanno suscitato in noi. Von Hildebrand non solo distingue tra la conoscenza puramente intellettuale ed il sentimento dei valori, indicando nel secondo il fondamento del primo, ma intende anche rivelare la corrispondenza sussistente tra il vivere assiologico ed i livelli d’essere della persona, tra il grado di comprensione del valore e gli atteggiamenti fondamentali del soggetto. Geiger, dal canto suo, portando avanti la posizione del “realismo immanente” in psicologia, sostiene che suo ambito privilegiato non sono i vissuti di coscienza, ma gli eventi reali dell’io, per cui le emozioni, il desiderare, il volere sono da considerare nei termini di azioni e prese di posizione intimamente appercepite o realizzate nel vivere dell’io, anche se non riducibili ad esso. Le pagine di Edith Stein, infine, sviluppano un’illuminante fenomenologia della vita interiore che coglie nei vissuti “egologici” attinenti alla sfera affettiva e volitiva il “luogo” in cui propriamente giunge a manifestazione l’essere individuale e si produce lo sviluppo del “carattere” a partire da un originario “nucleo della persona. La Stein riporta alla nostra attenzione la dinamica della causalità psichica e l’articolata stratificazione della vita affettiva, in cui si evidenzia lo “stile proprio personale” che colora ogni atto del soggetto e configura il suo peculiare ritmo di esistenza. I testi antologizzati nel presente volume appartengono al periodo di massima fioritura (1911-1933) della scuola fenomenologica e sono accomunati dall’esigenza di descrivere la “regione ontologica” della persona, in ciò ispirandosi ai principi husserliani della fedeltà alle cose stesse e del rispetto per il loro stile di trascendenza. Secondo questa prospettiva, e contro il dogma cartesiano della trasparenza, ciò che appare o conosco di me non è che una manifestazione – inadeguata seppure essenziale – di me stesso, e la mia individualità personale prosegue anche laddove non sono presente alla coscienza. Questa raccolta, dunque, ha il merito di illustrare il contributo della fenomenologia al dibattito contemporaneo sullo statuto della persona e sull’identità: suo scopo precipuo è quello di portare alla luce l’essenza della soggettività, cogliendola nel nostro essere dati a noi stessi come centri di azioni e di passioni, come soggetti di esperienza che si vivono anzitutto in prima persona. In particolare, Pfänder mostra come la dinamica del volere non vada assunta nei termini di una causazione di eventi interni al flusso di coscienza da parte di eventi esterni, bensì come l’atto di un io-centro che si determina liberamente ad agire – o meno – nelle direzioni profilate dai motivi formatisi attraverso l’“ascolto interiore” delle esigenze poste dai fenomeni o delle tendenze che hanno suscitato in noi. Von Hildebrand non solo distingue tra la conoscenza puramente intellettuale ed il sentimento dei valori, indicando nel secondo il fondamento del primo, ma intende anche rivelare la corrispondenza sussistente tra il vivere assiologico ed i livelli d’essere della persona, tra il grado di comprensione del valore e gli atteggiamenti fondamentali del soggetto. Geiger, dal canto suo, portando avanti la posizione del “realismo immanente” in psicologia, sostiene che suo ambito privilegiato non sono i vissuti di coscienza, ma gli eventi reali dell’io, per cui le emozioni, il desiderare, il volere sono da considerare nei termini di azioni e prese di posizione intimamente appercepite o realizzate nel vivere dell’io, anche se non riducibili ad esso. Le pagine di Edith Stein, infine, sviluppano un’illuminante fenomenologia della vita interiore che coglie nei vissuti “egologici” attinenti alla sfera affettiva e volitiva il “luogo” in cui propriamente giunge a manifestazione l’essere individuale e si produce lo sviluppo del “carattere” a partire da un originario “nucleo della persona. La Stein riporta alla nostra attenzione la dinamica della causalità psichica e l’articolata stratificazione della vita affettiva, in cui si evidenzia lo “stile proprio personale” che colora ogni atto del soggetto e configura il suo peculiare ritmo di esistenza. Uomini e profeti curata da Gabriella Caramore, sviluppa un percorso che ci porta fino ai nostri giorni, partendo dalla Lettera a Diogneto, intesa come la carta di fondazione del tema del cristiano come straniero. Un termine che non comporta il disinteresse alla cosa pubblica, bensì la convinzione di una presenza temporanea e precaria: il cristiano viene da un altro luogo ed è in attesa di abbandonare lo stato in cui vive. Per questo motivo non si può identificare con la società, anche se è legittimo inserirsi in essa. Filone Alessandrino è il primo a teorizzare il concetto di cittadino come abitante di una comunità che è pellegrina ed è in attesa di andare ad abitare nella vera patria, la civitas costituita nel cielo. Questa prospettiva dualistica riprende un importante passo del vangelo: “voi siete di quaggiù, io non sono di questo mondo.” (Gv 8,21-27) Chi appartiene al mondo rifiuta il messaggio del Figlio e agisce all”opposto del samaritano, che è il vero straniero, ma realizza l”insegnamento di Gesù, anch”egli straniero e rifiutato nella sua stessa patria. Il dualismo tra mondo terreno e mondo celeste non è però radicale, in quanto il mondo è pur sempre fatto da Dio. Con il passare dei secoli, sottolinea Filoramo, il cristianesimo dimentica le sue origini e diventa religione sedentaria e istituzionale. Come reazione a questa mondanizzazione, che avviene definitivamente con l”imperatore Costantino, si sviluppa la xeniteia monastica, che soddisfa l”esigenza di riconquistare quell”atteggiamento di radicale estraneità al mondo delle origini. Facendo un salto fino al nostro secolo, Filoramo conclude rilevando che il Novecento è caratterizzato dal sentimento dell”essere stranieri a se stessi, che si può avvertire in numerosi fenomeni (tra essi la fine del lavoro fisso e dei ceti fissati fin dalla nascita). L”uomo del Novecento è “senza centro”, è “fuori dal centro”. Oggi che la religione non è più la chiave interpretativa della realtà, la figura dello straniero continua a rivestire il ruolo di un tempo? La risposta di Filoramo è positiva, perché l”universalismo, che ha radici cristiane, è l”orizzonte ineludibile se si vuole affrontare il problema dell”altro, e mantenere viva la capacità di accoglierlo.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1999
Recensito da
Anno recensione 2000
Comune Brescia
Pagine 116
Editore