Elogio dell'illuminismo


In Elogio dell’illuminismo Elio Franzini sembra raccogliere un invito che lo stesso Husserl aveva espresso nella Crisi delle scienze europee: venerare quest’epoca tanto discussa, l’Illuminismo. Franzini propone dunque uno studio di questo controverso periodo culturale seguendo un metodo preciso: restituire senza pregiudizi, ma con autentico spirito critico, luci e ombre dell’Illuminismo, consapevole delle sue diverse contraddizioni e di come si inseriscano in un interessante rapporto dialettico tra razionalità e passionalità. L’illuminismo non è, infatti, secondo l’interpretazione di Franzini, un semplice trionfo della ragione, ma piuttosto un movimento estremamente complesso in cui è forte l’interesse per le passioni, per il dubbio, per le pulsioni del corpo e, senz’altro, per la metafisica. I temi proposti sono numerosi, ma si può comunque tentare di riconoscere gli elementi fondamentali del Settecento illuminista: la socialità, insegnata da Lo spirito delle leggi di Montesquieu, che considera il soggetto libero come parte dialogica di un movimento sociale; la pluralità, espressione di uno spirito tollerante che considera l’altro necessario per la formazione della propria identità; il viaggio, in quanto scoperta della nuova identità europea attraverso la differenza, esposta, ad esempio, nelle Lettere persiane di Montesquieu; e, infine, la conoscenza, che è spirito enciclopedico, interpretatio naturae ed esercizio del giudizio critico. Ciò fa sì che una riscoperta dell’Illuminismo sia anche una proposta per l’attualità: soltanto un confronto, nel dialogo, fra saperi diversi fra loro, può dare la vera conoscenza. In questo senso, gli obiettivi polemici di Franzini sono due: la Spe Salve di Benedetto XVI e la Dialettica dell’Illuminismo di Adorno e Horkheimer. Da una parte, papa Ratzinger critica il pensiero illuminista in quanto propone un modello di felicità da ricercarsi solo nella realtà immanente; d’altra parte, Adorno e Horkheimer sostengono che l’Illuminismo abbia venerato un’idea di ragione che si sviluppa come tecnica e che, nella tecnicizzazione, abbia prodotto mostri: dopo Auschwitz non è perciò più possibile pensare a una ragione illuminista, ma occorre pensare a una ragione dialettica. Nella risposta a queste due tesi risiede l’interesse e l’originalità del lavoro di Franzini. Riferendosi più volte all’estetica settecentesca, l’Autore ricorda come l’Illuminismo non proponga affatto un elogio del materiale, ma piuttosto una dialettica aperta e una convivenza pacifica tra immanente e trascendente. Inoltre l’Illuminismo recupera, secondo un’istanza antropologica, la centralità dell’uomo, il quale non è in opposizione a Dio, ma piuttosto in dialogo con esso. E, infine, l’Illuminismo non deve essere confuso, come già ammoniva Ernst Bloch, con una sua versione a buon mercato: l’Illuminismo vero, che poco si adatta alle versioni di Benedetto XVI e di Adorno, è quello descritto da Kant in Che cos’è l’Illuminismo?, ossia l’affermazione del principio che l’uomo può uscire dallo stato di minorità e può migliorare soltanto attraverso il libero arbitrio e lo spirito critico.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2009
Recensito da
Anno recensione 2011
ISBN 9788861593411
Comune Milano
Pagine 147
Editore