Francis Bacon – Fondazione Collegio San Carlo

Francis Bacon

Logica della sensazione


Quando Deleuze scrive di un autore, la sua principale preoccupazione è di superare la doppia ignominia “dell”erudizione e della familiarità” per ritrovare la forza, l”amore e la gioia che hanno permeato la sua opera. Con Bacon (Dublino 1909-1992) questa fondamentale premessa diventa un appuntamento, dal momento che la sua pittura ruota attorno al problema di organizzare forze, sfruttare energie, dare “Figura” a sensazioni, attivare una logica della corporeità. In tutto il libro, Deleuze non smette mai di affrontare queste tematiche, richiamandosi ad Artaud come ad altri maestri della storia dell”arte; mantenendo un rapporto serrato con i quadri e le dichiarazioni di poetica di Bacon (raccolte nell”edizione italiana La brutalità delle cose. Conversazioni con David Sylvester trad. it. di Nadia Fusini, Roma, 1991). Nei diciassette capitoli del libro è indagata la vicenda di questa pittura, lanciata lungo le oscillazioni di una dialettica tra figuratività e Figura. Una dialettica cioè fra dato naturale e immagine realizzata dal pittore, su una base che non è fatta solo di sguardo, ma di sensazioni e sconvolgimenti, o ancora, detto in altre parole, fra il mondo che preesiste al pittore e l”opera che si appresta a realizzare; mondo fatto di cose, “di clichè psichici e fisici”, percezioni, ricordi, abitudini, immagini, e l”impossibilità, cioè la Figura. Questa dialettica in Bacon si costituisce come un dilemma che racchiude la problematica della figura umana, del corpo nella sua relazione con l”Altro, corpo calato in uno spazio specifico e delimitato, campo in cui si combatte la lotta, intrapresa da ogni grande artista, tra i clichè e l”improbabile. Da ciò Bacon viene incessantemente chiamato per fare in modo che l”improbabile diventi causa probabile, cioè esistente e visibile, a partire da un”azione senza probabilità (cfr. cap. XI).
Nell”affrontare queste tematiche Deleuze va molto al di là del caso Bacon per elaborare una riflessione sulla sensibilità, sullo sguardo e sullo statuto della pittura, assolutamente irriducibile allo spazio claustrofobico della critica d”arte o dell”estetica, e offrire una costellazione di temi che ruota attorno al compito che la pittura si assegna, cioè, per dirla con Klee, rendere visibili forze invisibili. I molteplici e ricorrenti richiami a diversi periodi dell”arte, dall”antico Egitto a Bisanzio, da Michelangelo a Cezanne e a Pollock, allargano appunto lo sguardo del libro ad una riflessione sull”immagine.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1995
Recensito da
Anno recensione 1996
Comune Macerata
Pagine 241
Editore