Geografia della morale – Fondazione Collegio San Carlo

Geografia della morale


Thick and thin – spesso e sottile – è il titolo originale dell’opera al quale Walzer rimanda nel tentativo di chiarire la contrapposizione tra una realtà politica volta all”universalismo e una forte richiesta di una “politica della differenza”. I termini morali, infatti, hanno significati minimi e massimi, sottili e spessi, incorporati gli uni negli altri. Walzer riprende, dunque, alcuni temi relativi alla giustizia e alla critica sociale alla luce di una realtà modificata rispetto all”epoca in cui pubblicò i fondamentali Sfere di giustizia (Milano 1987) e Guerre giuste e ingiuste (Napoli 1990), e caratterizzata dalla scoperta che le comunità sono costruzioni sociali immaginate, i cui membri hanno il basilare diritto all”appartenenza e all”autodeterminazione. La filosofia morale cerca di trovare, su valori minimi, un consenso comune che non serve a sorreggere una dottrina comprensiva universale, ma che è in grado di stimolare una solidarietà appassionata, benché limitata. La giustizia distributiva viene da lui utilizzata come esempio di una moralità “spessa”, che ha uno stretto rapporto con i beni da distribuire ed è relativa ai significati sociali dei beni, i quali cambiano con il tempo e sono il risultato di tensioni interne e relazioni con altre culture. Una società giusta è una società complessa nella quale la differenza viene difesa e rispecchia i valori convenzionali che sono solitamente trascurati: in questo senso allora la complessità è al tempo stesso un modello critico. La giustizia distributiva è una moralità massima, perché stabilisce un”intima relazione descrittiva e critica con la propria società, mentre il minimalismo è una moralità unidimensionale, implica una visione da una certa distanza e non permette l”accesso al quadro complessivo dei significati sociali o alle forme specifiche delle complessità distributive. Quando il minimalismo si applica al diritto internazionale, sostiene in conclusione Walzer, si lascia spazio a tutte le tensioni particolaristiche cui stiamo assistendo. Il tratto comune della razza umana è il particolarismo e quindi non potremo mai essere membri di una sola tribù: dobbiamo riflettere sulle strutture politiche che meglio favoriscono le diverse identità e garantiscono le diminuzione dei conflitti.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1999
Recensito da
Anno recensione 1999
Comune Bari
Pagine 128
Editore