Homo civicus – Fondazione Collegio San Carlo

Homo civicus

La ragionevole follia dei beni comuni


La recente stagione liberista ha messo in crisi il consolidato rapporto di equilibrio tra libertà e uguaglianza (caratteristico dell’Europa del secondo dopoguerra), causando una deriva normativa verso l’idea di libertà individuale, separata da quelle di protezione sociale e di tutela dell’uguaglianza. Di conseguenza, ha ottenuto sempre maggiore rilevanza pubblica un sistema sociale ed economico-politico fondato sul primato del mercato, la cui ideologia viene definita da Cassano “il fondamentalismo dell’Occidente” che produce una forma radicale di individualismo. Di fronte a questa deriva dovrebbe assumere centrale importanza una riflessione sulla cittadinanza attiva fondata su principi e valori diversi da quelli dell’utilità individuale di breve periodo: questo compito può essere preso in carico dalle associazioni (che non possono sostituire i partiti, malgrado non siano più considerati un “bene” comune, ma apparati estranei al tessuto sociale), il cui scopo dovrebbe essere quello di favorire una maggiore partecipazione e sensibilità verso gli orizzonti di lungo periodo. La cittadinanza richiede un’assunzione di responsabilità da parte degli individui, cioè la costruzione di un delicato equilibrio tra diritti e doveri. Solo in questo modo l’esaltazione delle autonomie locali, il recupero dell’ amor loci, non si trasforma in una chiusura all’interno della propria identità, ma diventa strumento provilegiato per la ricostruzione di una tradizione civica, per la diffusione di forme di azione cooperativa, per l’allargamento del capitale sociale condiviso. L’immagine dell’ homo civicus non rappresenta dunque la società civile in quanto tale, ma la società che si associa e si occupa della cosa pubblica: attraverso una forma virtuosa di autogoverno, l’homo civicus è l’uomo capace di occuparsi delle questioni pubbliche, di sottrarsi all’integralismo della competizione universale e all’obbligo culturale del “nuovo”. Scommettere sui beni comuni – ambiente, legalità, istruzione, salute – significa scommettere sulla capacità di trascendere il criterio dell’interesse immediato. In questa prospettiva l’Europa, e il Mediterraneo in particolare, può proporsi come “terra di mezzo” capace di costruire una trama complessa di solidarietà, di dialogo e mediazione con le altre tradizioni, per evitare il radicarsi del fondamentalismo, che è anche quel sentimento di superiorità che conduce una cultura a guardare se stessa come forma esemplare di vita e vede la differenza dell’altro come un pericolo. Il dialogo tra libertà e uguaglianza, tra diritti individuali e coesione sociale infatti allarga il ponte comunicativo tra le culture e frena la deriva fondamentalista.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2004
Recensito da
Anno recensione 2005
Comune Bari
Pagine 172
Editore