I sette vizi capitali – Fondazione Collegio San Carlo

I sette vizi capitali

Storia dei peccati nel Medioevo


Il sistema dei vizi capitali è una creazione monastica. Il primo ad elaborare una dottrina sui vizi capitali – assente dal testo biblico e dalle prime riflessioni patristiche – fu Evagrio Pontico, eremita nel deserto egiziano, maestro di Giovanni Cassiano e morto nel 399. La storia dei peccati capitali però inizia con Gregorio Magno, che trasformò l’iniziale sistema creato da Evagrio e seguito poi dal discepolo Cassiano. Inizialmente i vizi capitali definiti da Evagrio e Cassiano non erano sette ma otto: gola, lussuria, avarizia, ira, tristezza, accidia, vanagloria, superbia. La fortuna che il sistema gregoriano ebbe nel medioevo è dovuta alla sua versatilità, ma soprattutto al fatto che «l”universo della colpa è un universo ordinato». Il settenario messo a punto da Gregorio si affermò soprattutto dopo il Concilio Lateranense IV (1215) che impose a tutti i fedeli l”obbligo della confessione annuale e rese necessaria l’esigenza di una classificazione dei peccati e di una loro conoscenza più profonda. Il trionfo e la consacrazione del numero sette (e gli sforzi per giustificarlo teologicamente: sette le virtù principali, sette i doni dello spirito santo, sette le richieste del Padre Nostro, sette le beatitudini) segnarono il definitivo tramonto del sistema ottonario di Cassiano. Ma proprio quando il settenario era al massimo del suo trionfo e i teologi cercarono di rendere legittima, attraverso un “fondamento razionale”, la sua pretesa di descrivere esaustivamente l’universo del male, ne iniziò la crisi, poiché nel tentativo di dare al settenario dignità teologica, ne fu dimostrata di fatto l’inconsistenza teorica e l’incompletezza. Nel corso del XIII secolo si moltiplicarono i tentativi per classificare i peccati in altro modo: il «punto focale» dell’etica cristiana fu spostato sulla legge divina.
I complessi mutamenti sin qui descritti sono stati seguiti attraverso la scelta di due gruppi di fonti principali: i testi legati alla “nuova” pastorale (manuali per confessori, raccolte di prediche, opuscoli didattici) e testi di teologia (per esempio gli scritti di Tommaso di Chobam, Guglielmo Peraldo, Alessandro di Hales, Tommaso d’Aquino). Il libro di Carla Casagrande e Silvana Vecchio ha il pregio di istruirci sulla storia del peccato nel medioevo e di mostrarci le dinamiche storiche delle riflessioni sul complicato universo della colpa. Impresa difficile, portata a termine dalle autrici con grande abilità, sia per la sapiente scelta delle fonti, sia per l’ abile trattazione di un tema enciclopedico che tocca tutti gli argomenti possibili.

Dati aggiuntivi

Autore
  • Carla Casagrande

    Professoressa di Storia delle dottrine morali - Università di Pavia

  • Silvana Vecchio

    Docente di Storia della filosofia medievale - Università di Ferrara

Anno pubblicazione 2000
Recensito da
Anno recensione 2001
Comune Torino
Pagine 282
Editore