Il consumo come linguaggio – Fondazione Collegio San Carlo

Il consumo come linguaggio


Il denso volume di Roberta Paltrinieri da un lato è un omaggio agli autori classici della sociologia (Veblen, Simmel, Weber, Marx), dall”altro vuole interpretare il consumo come una sorta di linguaggio non verbale, una forma di mediazione simbolica che permetta allo stesso tempo la riproduzione di significati universalmente comprensibili e la rielaborazione di significati differenti rispetto a quelli consolidati. Il riconoscere nel consumo un codice per l”espressione delle differenze sociali permette di approfondire sia il ruolo svolto dagli oggetti nella riproduzione delle classi e dei ceti, sia la strategia di classe, finendo per svelare i processi di mantenimento dell”ordine sociale di una società classista che nel consumo non può ritrovare null”altro che un alibi democratico. Sviluppando i contributi di Baudrillard e Bourdieu, l”autrice sostiene che le loro analisi (che privilegiano la logica della differenziazione) hanno permesso di cogliere la realtà dei consumi, ma richiedono un aggiornamento. In particolare il consumo deve essere interpretato come un processo culturale che, in quanto linguaggio, assume una funzione relazionale fondamentale. Introdurre la metafora del linguaggio significa interpretare il consumo secondo gli stili di vita, i quali inducono a riflettere sulle capacità espressive e comunicazionali legate a valori che trasformano l”oggetto in simbolo delle norme culturali che ne sorreggono l”organizzazione. Il consumo appare sempre meno come il linguaggio di un sistema di comunicazione atto alla trasmissione di informazioni concernenti la differenziazione sociale, mentre sempre di più si dispone secondo un”autonomia strutturale che tende a riconquistare una valenza produttiva. Un linguaggio che è sempre meno strumento passivo e sempre più “produzione di senso”. Inoltre se si accetta la definizione del consumo come linguaggio, se si accetta di riconoscere in esso un serbatoio di possibilità di significato, esso non può essere letto come “ideologia pratica del consumismo”. L”allargamento a una molteplicità di modalità di consumo, il venire meno della monosignificazione sottostante alla differenziazione sociale, implica il cogliere nel consumo quelle capacità produttive e di mediazione che finora non gli sono state accordate. Attribuire quindi al consumo una logica linguistica può significare porsi nell”ottica di un’indagine sul complesso rapporto esistente tra sistema dei segni e realtà socioculturale, senza doversi limitare esclusivamente all”analisi della “scrittura dominante”, ma potendo spostare l”attenzione alle “letture possibili”.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1998
Recensito da
Anno recensione 1998
Comune Milano
Pagine 184
Editore