Il giudaismo «conservative» – Fondazione Collegio San Carlo

Il giudaismo «conservative»


 

«La tradizione ebraica non ha mai smesso di insegnare che dobbiamo vivere con fede anche quando siamo privi di risposte o dimostrazioni conclusive alle nostre domande» (p. 30). Il 3 febbraio 1988 Robert Gordis usava queste parole per presentare Verità e Fede, un documento che avrebbe assunto un ruolo fondamentale per la comprensione della sensibilità specifica dell’ebraismo conservative. Il volume edito da Morcelliana ne presenta l’edizione italiana a cura di Massimo Giuliani, corredata da un ampio saggio introduttivo volto a presentare l’orientamento conservative nel suo complesso. Il modello americano, che vede la fede ebraica riunita sotto tre grandi orientamenti – ortodosso, reformed e conservative – costituisce, per Giuliani, un importante termine di paragone per l’analisi e la rielaborazione della sensibilità ebraica italiana, configurata, anche per motivi giuridici, come un’entità monolitica, escludente il pluralismo o la fluidità interpretativa della tradizione e delle fonti. Ciò che più caratterizza gli ebrei conservative di fronte alle altre matrici religiose ebraiche, è una marcata reattività al contesto specifico (storico, sociale e culturale) in cui essi si trovano a vivere. Viene dunque messo in discussione un ebraismo eccessivamente distaccato dalla realtà, chiuso in se stesso a scapito della capacità di rispondere alle rinnovate domande e alle esigenze che la contingenza impone. Se alla Bibbia viene riconosciuto il carattere di insegnamento etico universale, la halakhah, l’apparato normativo del testo talmudico, viene considerata come un sistema dinamico e in costante evoluzione rispetto alle circostanze storiche. Il giudaismo conservative rifiuta ogni rischio di deriva dogmatica della ricezione del testo normativo e rivendica il superamento di una forma confessionale precettistica, privilegiando la dimensione etica e la possibilità di una libera ricerca e un’interpretazione pluralistica. Il rapporto dell’uomo con Dio, il tema dell’elezione, il messianismo, il rapporto di Israele con gli ebraismi diasporici, il sionismo, il dialogo interreligioso, la parità dei generi e la preghiera sono alcuni degli aspetti su cui Gordis focalizza la propria attenzione per illustrare la specificità dell’ebraismo conservative. L’edizione italiana di Verità e Fede ritrova dunque nelle parole del curatore la problematicità di un ebraismo specifico, quello italiano appunto, che fatica a trovare una dimensione propria e deve essere costruito attraverso un confronto costante con la realtà e uno scambio dialettico tra la contingenza e la legge. Le difficoltà di ricezione della sensibilità conservative, che trova in Roberto Arbib uno dei massimi esponenti al mondo, è attestata dall’accoglienza riservata dal rabbinismo italiano, in particolare nella persona di Rav Alberto Somekh, alla rivista Igaion, che dal 1999 ha rappresentato per alcuni anni un luogo di riflessione per l’ebraismo italiano. In un luogo, come l’Italia, in cui il rapporto tra Stato e religioni si basa sulla strutturazione della confessione come modello unitario, l’uniformità forzata rappresenta l’inevitabile rischio di congelamento della vitalità credente.

Dati aggiuntivi

A cura di
Anno pubblicazione 2010
Recensito da
Anno recensione 2010
ISBN 9788837223991
Comune Brescia
Pagine 206
Editore