Il mostro e la bella – Fondazione Collegio San Carlo

Il mostro e la bella

Padre e madre nell'educazione cattolica dei sentimenti


Uno degli obiettivi che si propone l’autrice, docente di Storia moderna all’Università di Trieste, è di esaminare l’immagine dell’Immacolata Concezione, trasformata dal Concilio di Trento in uno dei principali simboli del cattolicesimo. Per argomentare la propria tesi l’autrice si serve in particolare del percorso che l’immagine della Vergine ha compiuto nel mondo delle arti figurative nei secoli XIV-XVIII. Tale percorso evidenzia che il padre, Giuseppe, viene spiritualizzato, diventa il santo della buona morte, mentre il frutto della fertilità, il Figlio, è un frutto di Dio che nasce indipendentemente dal padre terreno.
La Chiesa propone un matrimonio in cui la coppia profana marito-moglie viene sostituita dalla coppia sacra madre-figlio. L’evoluzione della devozione eucaristica e della devozione all’Immacolata Concezione trasformano dunque un mito delle origini parentali (in cui vi sono un uomo e una donna) in un mito delle origini per partenogenesi, in cui padri e mariti sono esclusi.
Un’immagine eloquente di tale passaggio si trova anche nelle opere di Tiziano (Assunta, 1576) e Tiepolo (Immacolata,1735): tra i due autori c’è la svolta tridentina che segna la proposta di alleanza, rivolta dal gruppo dei sacerdoti/figli alle donne/madri, alla Madonna, contro il gruppo egemone dei laici (padri e mariti). La superiorità morale della Chiesa, come unica sede materna legittima del Figlio, rivendicata con forza nel passaggio all’età moderna, ha bisogno di unificare le donne reali in un unico soggetto collettivo che le comprenda tutte; un soggetto collettivo che sostituisca alla donna reale, una dimensione femminile idealizzata e regolabile dagli uomini.
Il cristianesimo dunque, sostiene Luisa Accati, se da un lato fa della donna-madre il suo simbolo più alto, dall’altro la induce a rinunciare a un’individualità propria, a riconoscersi unicamente nella carne dolente da cui escono i figli. La negazione di ogni connotato attivo della madre, la disincarnazione del suo corpo, trasformano l’identità femminile in un’entità meramente oblativa.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1998
Recensito da
Anno recensione 1999
Comune Milano
Pagine 292
Editore