Il sacrificio


In questo breve ma denso saggio Girard torna a discutere dei concetti chiave della sua teoria del religioso: mimesi, violenza, desiderio, sacrificio. Dopo aver utilizzato nei suoi precedenti libri soprattutto materiali relativi alla religione greca arcaica e al complesso biblico, Girard si misura qui con la tradizione religiosa e il sistema sacrificale dei Veda, di cui sottolinea la coerenza e la regolarità tematica, ruotante intorno alla rivalità tra dèi e demoni. Ciò svela un meccanismo mimetico, nel senso che l’imitazione è motore delle reciprocità e della rivalità rintracciabili nei testi vedici. Similmente, nei testi brahmanici Girard vede all’opera, per così dire allo stato puro, anche il «desiderio mimetico», in quanto tra dèi e demoni si instaura regolarmente una simmetria di desideri (provati non per preferenza autonoma, ma appunto per imitazione, conscia o inconscia) che rende ragione della loro rivalità. Il dispositivo sacrificale vedico interviene a dissimulare questa situazione, focalizzandosi ritualmente su un «capro espiatorio» attraverso un meccanismo vittimario che mostra il ruolo cruciale svolto dal sacrificio in quella «economia della violenza» in cui consiste il religioso. Nessuna tradizione religiosa indica quanto i Veda la funzione primaria svolta dal sacrificio nel riconciliare la comunità attraverso un «assassinio fondatore» e quindi nel generare l’intero complesso delle istituzioni sociali e politiche mediante il processo di ripetizione dell’azione sacrificale. Nel sistema vedico (soprattutto in testi quali l’Inno a Purusha) Girard sostiene dunque di aver trovato la prova della misteriosa e remota origine materiale e cruenta del fenomeno religioso, in polemica con le teorie correnti che trasformano il sacro in “discorso” o in “immaginario”.
Di notevole interesse è poi il lavoro comparativo qui svolto da Girard tra sistema mitico vedico e racconto biblico. Cruciale è che nelle storie bibliche (Giobbe e Gesù, per esempio) la menzogna sacrificale e l’innocenza del capro espiatorio siano svelate da voci narrative alternative, per quanto minoritarie. In questo senso, fermo restando il «ruolo universale del religioso» e la comune radice nella violenza, quello messo a punto da Girard in questo breve scritto può venire interpretato come l’abbozzo di una teoria comparativa che spieghi come l’arcaico si trasformi (o si evolva?) facendo spazio alla verità nel meccanismo violento ed espiativo del sacrificio. In questa dimensione genetico-evolutiva del religioso è forse da scorgersi la traccia dell’insegnamento di Dumézil e Benveniste, con il che si visualizza anche un contesto per comprendere l’apporto di Girard alle scienze religiose comparative

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2004
Recensito da
Anno recensione 2004
Comune Milano
Pagine 116
Editore