Il senso della mente. Per una critica del cognitivismo


Senso e mente sono concetti equivalenti in quanto la mente è costituita da significazioni, cioè dal senso stesso. Ma né il senso né la mente possono essere localizzati in oggetti materiali: da qui la futilità delle teorie cognitive che vorrebbero fare della mente l’effetto di interazioni causali tra neuroni. La mente – afferma Cimatti – esiste solo nelle pratiche linguistiche che strutturano la vita umana, esiste solo come tessuto di significazioni. Se la mente coincide con il senso, allora non le sono applicabili i concetti di causa, cosa, spiegazione. Il problema non è empirico, ma logico: è inutile attendere che il progresso della neurofisiologia ci consenta di ricavare la mente dal cervello. Ciò infatti significherebbe dedurre il senso dalla dimensione del non-senso, da ciò che è solo materiale: e questo non è possibile, perché senso e non-senso, significazioni e cose, appartengono a due differenti spazi logici, la cui irriducibilità è apriori e non dipende dalla nostra ignoranza. Tuttavia Cimatti attenua il dualismo tra questi spazi. Se intendiamo con cose gli oggetti materiali semplici che costituiscono un universo di discorso, allora vediamo che le cose sono un effetto del linguaggio: una cosa è semplice in quanto una pratica linguistica la identifica come tale. Non è dunque il dualismo ad impedire al non-senso di ridurre a sé il senso, ma il fatto che la logica del non-senso, essendo una logica, è un gioco linguistico e quindi appartiene al senso. Ci troveremmo a questo punto di fronte ad un idealismo in cui il linguaggio produce il mondo fisico, se Cimatti non inserisse tra senso e cose la mediazione biologica. Il linguaggio non è disincarnato, appartiene alla struttura biologica dell’animale umano, che è un essere linguistico, un corpo parlante non adattato esclusivamente a nessun ambiente specifico. Mentre gli istinti degli altri animali sono risposte pronte a situazioni predeterminate, l’unico istinto umano, il linguaggio, è una macchina che genera scenari possibili e che consente all’uomo di adattarsi a più ambienti, modificando a propria immagine qualunque situazione: sicché, a rigore, il vero ambiente dell’uomo è il linguaggio stesso. Questa la tesi del libro: il linguaggio coincide con la vita dell’uomo, ed è ambiente perché l’uomo vive in esso e nessuna sua attività è possibile senza appoggiarsi a questo reticolo di significazioni. Non è pensabile alcun fuori del linguaggio, e questa continuità definisce l’intera condizione umana, aperta dalla biologia: la condizione di un essere che vive nella cultura come prolungamento della propria natura.

Dati aggiuntivi

Autore
  • Felice Cimatti

    Professore di Filosofia del linguaggio - Università della Calabria

Anno pubblicazione 2004
Recensito da
Anno recensione 2006
Comune Torino
Pagine 230
Editore