Imperi dell'Atlantico. America britannica e America spagnola, 1492-1830


Tra i più autorevoli studiosi della Spagna dell’età moderna, Elliott propone in questo volume un parallelo tra gli imperi spagnolo e britannico nel continente americano. Ne risulta uno stimolante ritratto dal quale emerge come i due imperi condividessero le medesime idee riguardo ai popoli nativi, alle aspettative per le grandi ricchezze minerarie e all’avventura coloniale intesa come il segno di una missione dal carattere provvidenziale. Mentre però il mondo britannico era prima di tutto interessato all’insediamento di comunità di migranti e si rendeva disponibile ad autorizzare la presenza di minoranze religiose, quello spagnolo intendeva costituire insediamenti permanenti nell’America meridionale attraverso la conquista, la conversione e la riproduzione della vita e della cultura spagnola. Nel XVI secolo la corona spagnola, all’apice della sua potenza, era determinata a imporre la propria autorità sulle colonie, cosa che avvenne con il rapido sviluppo di strutture amministrative e la creazione di un organo centrale preposto alla definizione e regolamentazione delle politiche relative a tutti gli aspetti della vita nei possedimenti americani. Nell’America spagnola non vennero consentite assemblee rappresentative e le amministrazioni delle comunità cittadine si trasformarono in oligarchie autoreferenziali. Nell’America britannica, invece, le istituzioni politiche e amministrative maturarono dal basso, sia per la scarsa presenza imperiale nel corso del XVII secolo che per il ruolo centrale assunto dalla partecipazione alla vita sociale e politica degli abitanti delle colonie. Sullo sfondo di queste differenze vi erano dunque sfide comuni: nessuno dei due imperi possedeva le risorse fiscali, militari e amministrative per governare colonie lontane come se fossero province della madrepatria, non da ultimo a causa della distanza, delle spese e dei ritardi dovuti alla difficoltà dei viaggi nell’Oceano Atlantico. Ciò comportava la necessità di realizzare nuove forme di decentramento politico, cedendo in modo inedito (per gli standard metropolitani) una larga parte dell’autorità agli ufficiali amministrativi residenti nelle Americhe. Le differenti strutture amministrative e le politiche culturali dei due imperi ebbero conseguenze sulle diverse strategie impiegate per raggiungere tale obiettivo. Le colonie inglesi apparivano profondamente eterogenee in rapporto a quelle più uniformi presenti nelle aree dominate dalla corona spagnola, essendo prive di una forte burocrazia di nomina regale, di ufficiali che incoraggiassero l’omogeneità amministrativa e di un’unica chiesa istituzionalizzata. Tuttavia la rivoluzione americana fu in grado di realizzare una nazione unificata, mentre le rivolte del XIX secolo contro l’impero spagnolo condussero all’indipendenza di diverse nazioni, che saranno accomunate da una storia politica estremamente travagliata. Secondo Elliott, ciò avvenne in conseguenza del fatto che mentre l’impero inglese affidava l’amministrazione delle colonie ad assemblee e tribunali, formati da notabili locali, che sopravvissero alla dissoluzione dell’autorità imperiale, quello spagnolo soprintendeva ai governi locali attraverso la nomina di viceré, senza un vero coinvolgimento della popolazione locale, cosicché la ritirata del potere imperiale lasciò un vuoto di potere che alimentò i conflitti prodotti dalle numerose tensioni di natura etnica e di classe

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2010
Recensito da
Anno recensione 2010
ISBN 9788806192136
Comune Torino
Pagine XXIII+684
Editore