La costruzione della realtà sociale – Fondazione Collegio San Carlo

La costruzione della realtà sociale


Il volume analizza la natura e la struttura di quei fatti che dipendono dal consenso o dall”accettazione degli esseri umani. Tale analisi presuppone una distinzione tra i fatti che dipendono da noi e quelli che esistono indipendentemente da noi (fatti istituzionali e fatti bruti). L”autore si prefigge lo scopo di ribaltare l”opinione, corrente nella filosofia moderna, che afferma l”impossibilità dell”esistenza di una realtà indipendente dalle rappresentazioni umane. Ci si deve quindi chiedere come sono possibili i fatti istituzionali e qual è la loro precisa struttura. E ancora, come può esserci una realtà oggettiva che esiste in parte grazie all”accordo tra gli esseri umani? Ponendo questi interrogativi Searle intende appunto difendere l”idea che vi è una realtà totalmente indipendente da noi. I fatti istituzionali non esistono isolatamente, ma soltanto in un insieme di relazioni con altri fatti; in ogni situazione della vita reale ci si trova quindi in un complesso di realtà istituzionali intrecciate. Il linguaggio ha un ruolo fondamentale nella regolazione di questo intreccio e nella sua costituzione: è l”istituzione sociale fondamentale. Un ruolo altrettanto importante nella creazione delle forme istituzionali è quello dell”imposizione di funzioni. L”intenzionalità collettiva assegna ai fenomeni istituzionali un nuovo status, la cui accettazione deve essere continua, altrimenti ne cessa la funzionalità (vengono individuate quattro categorie di funzioni di status: potere simbolico, potere deontico – la regolazione delle relazioni tra persone con doveri e diritti – , potere onorifico, passi procedurali sulla strada del potere). Gli ultimi tre capitoli tentano di mettere ordine nel concetto di realismo e nella teoria della verità come corrispondenza con i fatti. Da un lato, il realismo è la tesi secondo la quale il mondo esiste indipendentemente dalla nostra rappresentazione di esso e non va quindi confuso con la teoria della verità; non è epistemico e non è neppure una teoria del linguaggio. Si può invece supporre che sia una teoria ontologica: esso non dice come sono le cose, ma soltanto che c’è un modo in cui esse sono. Dall’altro lato, la verità implica accuratezza e attendibilità quando viene applicata alle asserzioni. Occorre però un termine generale per ciò che rende attendibili le asserzioni: “fatto” è questo termine ed è ciò che nel mondo soddisfa le condizioni di verità espresse dalle asserzioni. Searle conclude affermando che la teoria della corrispondenza ha ingenerato una falsa immagine in coloro che si sono accontentati della grammatica superficiale delle parole e delle frasi e non sono riusciti a vedere l”uso effettivo delle espressioni in gioco: la prescrizione dell’autore rimanda a una terapia filosofica di stile wittgensteiniano.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1996
Recensito da
Anno recensione 1997
Comune Milano
Pagine 262
Editore