La difesa delle icone

Trattato sulla venerazione delle immagini


Tra la fine dell’VIII e l”inizio del IX secolo si assiste in Oriente ad una forte ripresa della crisi iconoclasta (editto del califfo Yazid, campagna dell”imperatore Leone III Isaurico) che preoccupa molto i vescovi che erano rimasti fedeli alla venerazione delle immagini. La loro era, innanzitutto, una preoccupazione pastorale rivolta verso quei cristiani che si lasciavano facilmente impressionare e sviare dalle accuse rivolte al culto delle immagini, da parte di ebrei e musulmani. L”autore di questa opera, Teodoro Abu Qurrah (750﷓825 ca), Vescovo melchita di Harran – nord della Siria – è uno dei primi rappresentanti della chiesa che compone opere in arabo, che conosce il Corano, che si rivolge direttamente anche ai musulmani. E” questa una delle originalità di questo Vescovo se si considera che persino S. Giovanni Damasceno – considerato il suo grande maestro, almeno in senso spirituale – scrive testi apologetici contro i musulmani, ma sempre in greco. Con il presente trattato l”autore intende condurre i cristiani più umili alla venerazione delle immagini e dimostrare che essa non è un disonore né un culto idolatrico. Mettendo a fondamento della venerazione delle immagini la realtà dell”incarnazione, Abu Qurrah sviluppa la sua apologia delle icone richiamandosi soprattutto alla Scrittura, all”insegnamento dei Padri e alla tradizione vivente della chiesa. Dopo avere sostenuto la superiorità della fede cristiana, che è stoltezza per i sapienti del mondo, egli passa all”esame delle Scritture distinguendo – in polemica con ebrei e musulmani – tra un”interpre letterale e avulsa dal contesto dei testi sacri e una interpretazione simbolica e spirituale. Per fare solo un esempio, Qurrah afferma che l”interdizione delle immagini di Es. 20,4-5 e Dt. 6,13 costituisce solo un divieto temporaneo imposto da Dio agli israeliti a causa della debolezza della loro fede e per non farli cadere nell”idolatria. Ma con l”incarnazione di Gesù e col dono dello Spirito questo divieto è però superato, così come lo sono altri divieti (alimentari, sabato, ecc.). La testimonianza dei Padri, poi, è della massima importanza perché essi nella chiesa vengono dopo solo agli apostoli e ai profeti, per cui respingere il loro insegnamento – anche sulle immagini – vuol dire allontanarsi dai beni della chiesa. Infine la Tradizione vivente assume un considerevole rilievo perché il rito della venerazione delle immagini, come tanti altri riti cristiani, è tramandata sin dalle origini di generazione in generazione in forma non scritta senza perdere nulla della sua verità.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1995
Recensito da
Anno recensione 1996
Comune Milano
Pagine 187
Editore