La domanda di giustizia


Molto ben rappresentato dal suo titolo, questo veloce testo a quattro mani non offre risposte al problema della realizzazione della giustizia, ma approfondisce e precisa il senso di quella che è una continua e umana ricerca. Il lettore si troverà di fronte a tre sezioni ben scandite e allo stesso tempo intrecciate in un denso dialogo. La discussione è aperta dall’intervento di Gustavo Zagrebelsky, giudice della Corte Costituzionale e docente di Diritto costituzionale all’Università di Torino; diversi gli aspetti del suo saggio, che è il più esteso del piccolo volume. Zagrebelsky spiega con estrema chiarezza alcuni importanti elementi di filosofia del diritto: i concetti di giustizia distributiva, retributiva, riconciliativa e quello di “positivismo giuridico”. Confrontandosi con i classici della filosofia, della letteratura e con le Sacre Scritture, l’intervento ha il compito di formulare la questione attorno alla quale ruota l’intero volume: sia nella teoria che nella prassi, la giustizia è un risultato che, lungi dall’essere dato, implica quotidianamente l’impegno e la responsabilità della ricerca comune. Per compiere davvero questo percorso, secondo Zagrebelsky è necessario mitigare, da una parte l’eccesso dogmatico cui si può abbandonare il credente, dall’altra l’eccesso scettico, tentazione del laico.
Di seguito, Carlo Maria Martini commenta puntualmente il testo di Zagrebelsky. Tanti i nodi su cui i due autori si trovano d’accordo, in primo luogo l’impostazione della questione della giustizia come ricerca. Una sezione particolare è dedicata alla condizione del credente, certo della giustizia salvifica e di quella escatologica, ma come ogni altro uomo ferito intimamente dall’ingiustizia sociale. Da questo punto di vista Martini descrive con forza lo scandalo della realtà, che si configura come un vero e proprio «attentato alla fede». La pars costruens del secondo saggio trova poi sostegno nella definizione dell’esperienza individuale dell’ingiustizia. Essa è presentata come criterio quanto meno pratico per riconoscere, per differenza, ciò che è giusto. Su questo proposta concreta si concentra la replica di Zagrebelsky, nella terza parte del volume: un dialogo diretto tra le due eminenti personalità. Mentre la vera conclusione spetta a Martini e, ancora una volta, costituisce una sorta di invito alla ricerca: l’ideale della giustizia è troppo alto per essere raggiunto qui sulla terra, ma troppo necessario per poterne fare a meno del tutto in questo mondo.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2003
Recensito da
Anno recensione 2004
Comune Torino
Pagine 344
Editore