La formazione dello Stato come processo di secolarizzazione – Fondazione Collegio San Carlo

La formazione dello Stato come processo di secolarizzazione


Il "paradosso" di Böckenförde è diventato un argomento di accese discussioni nell'ambito del rapporto tra religione, etica e Stato liberal-democratico. Questo paradosso recita: «lo Stato liberale secolarizzato vive di presupposti che non può garantire: da una parte esso può esistere solo se la libertà si regola dall'interno, cioè a partire dalla sostanza morale dell'individuo; dall'altra però se lo Stato cerca di garantire da sé queste forze regolatrici interne esso rinuncia alla propria liberalità». A partire da questo punto di vista, il volume ripercorre le tappe che hanno portato alla separazione tra religione e politica. Lo Stato moderno ha rinunciato ad utilizzare lo strumento della coercizione sul terreno delle idee e dei valori, promuovendo così le idee di libertà, tolleranza e uguaglianza anche attraverso un progressivo processo di secolarizzazione. La soluzione del rapporto tra potere spirituale e potere temporale, o tra religione e politica, che si affermò nell'Europa continentale (al termine di un processo che Böckenförde fa iniziare con l'editto di Nantes del 1598), trovò la sua espressione teorica più chiara nella dottrina dello Stato di Hobbes: lo Stato deve assicurare le condizioni necessarie a preservare la vita civile e rendere possibile la soddisfazione dei bisogni di vita individuali. La fondazione dello Stato di Hobbes prescinde dalla fede cristiana e poggia sul terreno di una natura fatta di soli bisogni e di una ragione individualistica. Stato e cristianesimo possono coesistere purché l'autorità spirituale sia diretta prerogativa del potere politico. Malgrado la novità del modello hobbesiano, la riconfigurazione secolarizzante dell'ordinamento politico-sociale si produsse gradualmente e per lungo tempo elementi costruttivi vecchi e nuovi continuarono a rimanere gli uni accanto agli altri. Ma, si chiede Böckenförde, il processo di secolarizzazione ha implicato l'eliminazione dell'efficacia pubblica del cristianesimo e della sua capacità di dar forma al mondo? Lo Stato deve essere necessariamente considerato una forma di ordinamento politico specificamente non cristiano? Porsi queste domande equivale a chiedersi fino a che punto sia oggi arrivata la desacralizzazione dell'ordinamento politico che si realizzò con la nascita dello Stato moderno. A partire da queste riflessioni sulla neutralità dello Stato e sulla dimensione formale della pace secolare, l'Autore ci conduce infine all'analisi dei fondamenti delle principali questioni politiche contemporanee, tra cui la relazione tra Stato e società civile e il rapporto tra libertà e Stato del benessere.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2006
Recensito da
Anno recensione 2007
Comune Brescia
Pagine 73
Editore