La generazione romantica – Fondazione Collegio San Carlo

La generazione romantica


“I veri eredi dello stile classico non furono coloro che ne conservarono le tradizioni, ma quelli che, come Chopin o Debussy, ne mantennero la libertà, pur alterando e alla fine distruggendo il linguaggio che aveva reso possibile la creazione dello stile”. Queste parole chiudono “Lo Stile Classico” dove, nel 1971, Charles Rosen propose una delle più acute analisi sul classicismo viennese, ridisegnando la fin troppo abusata contrapposizione tra i concetti di Classico e Romantico. Ora Rosen riannoda quel filo proponendo una riflessione sulla musica del primo Ottocento che vede in Chopin, Liszt, Mendelssohn e Schumann i suoi più significativi rappresentanti. Anche se un piccolo spazio è dedicato al melodramma è il genere strumentale ad attirare l”attenzione del musicologo statunitense. Egli dapprima enuncia i metodi interpretativi e stilistici delle sue analisi, storico-sociologiche, ma anche tecnico-compositive, poiché solo nella pagina musicale si individuano le differenziazioni stilistiche. Simbolo del romanticismo è Chopin, il cui genio poetico, “fondato su una tecnica professionale che non aveva eguali nella sua generazione” (p.323) riassume le contraddizioni dell’epoca: arte ed artificio, fantasia e forma, tecnica ed estro poetico, musica assoluta e assunto poetico extramusicale, esigenze di mercato e legame con l”assoluto. Se in Chopin si estrinsecano e si sanano i conflitti dell”animo romantico, l”apparente linearità di Mendelssohn dimostra quanto l”espressione romantica possa legarsi allo stile classico nell”apparenza, ma distaccarsi da esso nella sostanza. Liszt poi, per la capacità di concentrarsi sul parametro del suono e di trasformarlo in gesto è “il compositore più innovativo della sua generazione” (p.557) e recupera qui una dignità di compositore a lungo offuscata dalla troppo grande fama di virtuoso. Il viaggio di Rosen si chiude con Schumann, “trionfo e fallimento dell”ideale romantico”(p.705), attraverso l’opera del quale si affronta la problematica del distacco dal reale come strada per la creazione artistica. L’incertezza di Schumann tra la pazzia e la fuga da essa, gli consentì di dare suono e struttura artistica “alle più poderose raffigurazioni musicali degli stati patologici dell”emotività”.(p.708). Rosen sembra poi prevedere una continuazione futura al proprio discorso, quando scrive che Schumann “procurò all”arte musicale un”inedita complessità e un nuovo disagio: fattori che continuano ad accompagnarla fino ai nostri giorni” (p.761).
Al testo è allegato un CD dove lo stesso Rosen al pianoforte offre una testimonianza interpretativa a completamento del suo pensiero.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1997
Recensito da
Anno recensione 1998
Comune Milano
Pagine 792
Editore