La società del rischio – Fondazione Collegio San Carlo

La società del rischio


Al centro del volume si trovano i concetti di rischio, di individualizzazione e di sub-politica (intesa come il duplice movimento che conduce da un lato allo svuotamento delle forme tradizionali della politica e dall’altro alla politicizzazione di ambiti in precedenza considerati impolitici). La società attuale viene considerata rischiosa perché con la crescita del potenziale di razionalità rivolta allo scopo cresce anche l’incalcolabilità delle sue conseguenze. La globalizzazione implica dunque il superamento della tradizionale divisione in classi verso una società del rischio il cui progetto normativo di base non è più l’uguaglianza, ma la sicurezza: l”orizzonte di attesa non si riferisce a fini sostanziali e positivi di cambiamento, ma solo alla difesa e alla salvaguardia, generando una solidarietà della paura che diventa una forza della politica. L’origine dei rischi non sta più all’esterno, nel non-umano, ma nella capacità acquisita dall’uomo di cambiamento e di autocostruzione: la fonte del pericolo non è più l’ignoranza, ma la conoscenza. La modernità è diventata la minaccia e la promessa dell’emancipazione dalle minacce che essa stessa crea. A ciò è connessa una conseguenza fondamentale: i rischi diventano il motore dell’autopoliticizzazione della modernità nella società industriale. In una tale società si ha a che fare con una forma di immiserimento paragonabile a quello dei lavoratori della prima industrializzazione. Cambia però il tipo di coinvolgimento: mentre nella società precedente, di classe, l’essere determinava la coscienza, nella situazione di rischio è la coscienza (il sapere) che determina l’essere. Le situazioni di rischio creano dipendenza perché nelle modalità di manifestazione della minaccia si rimane dipendenti dal sapere altrui. La scomparsa delle classi ha portato all’individualizzazione della società e pertanto il destino collettivo è diventato in primo luogo destino personale la cui socialità è percepita solo statisticamente, ma non è più vissuta. L’individualizzazione consegna le persone a un controllo e a una standardizzazione esterni, a un’istituzionalizzazione e quindi a una configurabilità politica delle biografie e delle situazioni di vita. La società, conclude Beck, si trova avvolta in un vortice di cambiamenti che avviene nelle forme del non politico. Da un lato i diritti danno luogo a nuove richieste di partecipazione politica al di fuori dei sistemi politici; dall’altro lo sviluppo tecnico scientifico perde – parallelamente all’amplificarsi dei suoi potenziali di cambiamento – il carattere di non politica.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2000
Recensito da
Anno recensione 2001
Comune Roma
Pagine 380
Editore