La società sotto assedio – Fondazione Collegio San Carlo

La società sotto assedio


Con un’indagine a tutto campo, Bauman traccia una lettura critica della “nuova grande trasformazione” in atto, caratterizzata dal declino dei grandi modelli di ordine societario rigidamente amministrato. Se la grande trasformazione analizzata da Polanyi vide la separazione del lavoro dalla rete di istituzioni interconnesse (villaggio, parrocchia, quartiere) di cui la famiglia era parte integrante, e dei mezzi di produzione dai produttori, oggi – scrive Bauman – stiamo assistendo al secondo stadio di quella separazione, in cui il capitale sfugge a ogni regola e si situa in un vero e proprio “spazio esterno” al quale nessun potere legato al territorio può resistere. Sta emergendo una nuova forma di potere che utilizza la deregolamentazione e la fine della sicurezza quali suoi principali strumenti. La politica di regolamentazione normativa, connotata da un progettualità collettiva, è infatti stata sostituita dalla “politica della precarietà”. I governi sembrano occupati soprattutto a ribadire messaggi del tipo “sicurezza significa dipendenza, la protezione statale deresponsabilizza”: pertanto i cittadini vengono spinti ad amare i rischi e le opportunità della flessibilità. La svolta in corso preannuncia la fine delle certezze, un tempo associate allo status, alle gerarchie e alle occupazioni fisse. Il vuoto lasciato dalla pianificazione di lungo periodo è riempito da un susseguirsi di progetti episodici che comporta la fine dell’interesse per la Politica, intesa come visione globale della costruzione di una società migliore e come arte del convertire i problemi individuali in tematiche pubbliche. Il senso di coesione e continuità di un mondo cementato da una progettualità collettiva è scomparso e ha lasciato il posto all’esperienza del consumatore, che si trova di fronte a un’infinita serie di scelte di consumi, con i quali non è possibile stabilire nessun legame permanente. Si spiega in questo modo anche il crescente culto delle celebrità e degli idoli, anche in politica: un fenomeno a misura della discontinuità e della frammentazione che caratterizza il modo di vita contemporaneo, che misura il valore di un soggetto politico sulla base della sua capacità di eccitare e non con la profondità del suo progetto. In assenza di ricette collaudate, in ogni ambito si ingaggiano le “battaglie di ricognizione”, con cui – conclude Bauman – si saggiano le reazioni dei cittadini per poter fissare gli obiettivi da raggiungere. La fragilità e l’endemica ricerca di emozioni, che sono l’essenza della società dei consumi, sono state quindi riclassificate e trasformate da principale minaccia alla stabilità dell’ordine sociale a suo principale sostegno.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2003
Recensito da
Anno recensione 2004
Comune Roma-Bari
Pagine XXXII + 294
Editore