L'Occidente diviso


L’azione intrapresa dagli USA in Iraq è all’origine della divisione che dà il titolo a questo volume di Habermas, in cui, partendo dal progetto kantiano di una pace perpetua e ragionando su una possibile costituzionalizzazione del diritto internazionale, si offrono elementi per pensare il nostro presente. Il diritto internazionale, sottolinea Habermas, ha subito una drammatica lacerazione, politica e culturale, con la dichiarazione di una guerra che non ha avuto bisogno di fondarsi su giustificazioni perché condotta da un soggetto politico che esercitava l’egemonia. Si è quindi andato configurando un profondo conflitto: il progetto politico degli ideologi del governo americano – un nuovo ordine mondiale sotto l’egida della pax americana – solleva la questione se la legalizzazione delle relazioni internazionali deve venire sostituita da una eticizzazione della politica mondiale da parte degli stessi USA. In alcune occasioni recenti, sostiene Habermas, il governo americano si è comportato come una potenza imperiale che – mentre percorre la strada della  costituzionalizzazione  del diritto internazionale – sembra voler sostituire il diritto della comunità internazionale con il diritto imperiale. La costituzionalizzazione del diritto non si può intendere come logica continuazione dell’addomesticamento costituzionale di un’autorità statale che opera naturalmente. Il punto di partenza di una legalizzazione  pacificatrice delle relazioni internazionali è un diritto dei popoli che presenta una distorsione del rapporto tra Stato e costituzione. La lacerazione avvenuta è evidente se si pensa che, dopo il 1945 e la creazione dell’ONU, l’evoluzione del diritto internazionale sembrava procedere verso la meta di una Costituzione politica della società mondiale (che si avvicina appunto all’ideale cosmopolita teorizzato da Kant). Si discute se il diritto sia ancora lo strumento appropriato per realizzare gli obiettivi dichiarati del mantenimento della pace. Tuttavia il liberalismo oggi egemone non mira a una società mondiale costituita politicamente e conforme al diritto, bensì a un ordine mondiale di stati liberali formalmente indipendenti. La pace viene assicurata non già dal diritto, ma dal potere imperiale, mentre la società mondiale viene integrata non mediante una consociazione politica dei cittadini del mondo, ma attraverso il mercato.  Occorre arrivare, sostiene Habermas, a una politica interna mondiale senza un governo mondiale, introducendo sul piano globale norme vincolanti simili a quelle che sono in vigore nel singoli stati, separando però i tre elementi che nello stato nazionale sono intrecciati: la costituzione politica, l’apparato burocratico statale, la coscienza della solidarietà fra i cittadini.            

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2005
Recensito da
Anno recensione 2006
Comune Roma-Bari
Pagine 214
Editore