Mezzi senza fine – Fondazione Collegio San Carlo

Mezzi senza fine

Note sulla politica


Nel giugno del 1995 usciva di Giorgio Agamben Homo Sacer. Il potere sovrano e la nuda vita rivolto a scandagliare i fondamenti della politica contemporanea. Nelle tesi esposte, attraverso un itinerario storico, giuridico e teologico (molte pagine importanti sono dedicate al concetto di sacro) emerge come il nesso portante del politico sia costituito dalla relazione che esso stabilisce con la vita. Attorno a questo nesso si giocano molte vicende della storia che stiamo percorrendo: la crisi della democrazia, l”inconsistenza dei presupposti alla base dei diritti umani (e la loro difficoltosa applicazione), la nozione di campo come “paradigma biopolitico fondamentale dell”Occidente” la collocazione dell’esistenza umana in una zona di indifferenza tra politico e impolitico, pubblico e privato, dentro e fuori. Il testo si può considerare la pars destruens di un itinerario di pensiero che approderà alle sue conclusioni in un lavoro in corso di svolgimento. Gli scritti raccolti in Mezzi senza fine si collocano all”interno di questo percorso; presentano idee già discusse in Homo Sacer, tematiche ad esso collegate, anticipazioni degli ulteriori sviluppi. Nella ricerca dei punti in grado di sovvertire la scissione della biopolitica dell”Occidente e la reificazione della vita all”interno dello Stato﷓nazione Agamben, oltre a vedere nel rifugiato la figura di una nuova coscienza storica, individua nell”esperienza del factum loquendi una questione fondamentale per almeno due motivi. Da un lato perché nello stato spettacolare il politico si concretizza a livello di una estrema “espropriazione del linguaggio”, dall”altro perché il factum concerne un esperimento (de potentia intellectus, sive de libertate) “che riguarda la materia stessa o la potenza del pensiero”. In ciò è implicato un sovvertimento della falsa alternativa tra fini e mezzi, in direzione di una rivelazione dell””essere﷓in﷓un﷓mezzo come condizione irriducibile degli uomini.” Sempre nel 1996 è uscito un altro libro di Giorgio Agamben, che qui si vuole segnalare, Categorie italiane. Studi di poetica. (Venezia, Marsilio, 139 p.), una serie di studi sulla letteratura italiana, appunto. Dante e i problemi posti dalla situazlone critica della sua “Comedia”, la poesia come lingua morta nel Polifilo e in Pascoli, il rapporto tra suono e significato, e gli altri temi trattati, compongono un quadro di come la cultura italiana ha coltivato il rapporto con la lingua e presentano una riflessione sulla natura della poesia e sulla “mutazione antropologica” che essa realizza.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1996
Recensito da
Anno recensione 1997
Comune Torino
Pagine 110
Editore