Paura e meraviglia – Fondazione Collegio San Carlo

Paura e meraviglia

Storie filosofiche del XVIII secolo


Iacono dedica questa breve raccolta di saggi all’esplorazione di opere considerate minori, nell’ambito dell’illuminismo scozzese, ma che di fatto sono all’origine di modelli concettuali con i quali l’antropologia contemporanea ritorna, suo malgrado, periodicamente a confrontarsi. Nel 1757 Hume dava alle stampe il suo Storia naturale della religione, nello stesso periodo Smith era intento alla stesura della Storia dell’Astronomia. In queste due opere Iacono riconosce i migliori esempi di quella particolare sintesi tra discorso storico e filosofico che Stewart definì “storia congetturale”. Le tesi sostenute in questi due classici dell’illuminismo scozzese non erano in effetti del tutto innovative: che la paura e lo stupore, di fronte a fenomeni naturali di cui non si poteva dare una spiegazione razionale, fossero alla base delle credenze religiose dei popoli primitivi, era un’affermazione già presente nell’antichità a partire da Democrito, e ripresa nel corso dei secoli da autori quali Petronio, Hobbes, Spinoza. Ma a partire da Hume e Smith il modello comparativo, che caratterizzava i discorsi sull’origine dei miti e delle religioni, venne sostituito da un modello storico congetturale, all’origine di quella ideologia progressista che pose tutte le civiltà su un unico percorso evolutivo, un unica storia universale, modellata ovviamente sul percorso compiuto dalla civiltà occidentale. Un paradigma interpretativo che consentiva di pensare lo sviluppo storico come un processo di differenziazione del sapere scientifico e della religione. Fu questa la base sulla quale, per tutto il XIX secolo, fiorirono le diverse “teorie degli stadi” della prima sociologia e antropologia. Numerosi autori, come ci ricorda Iacono, hanno svelato il pregiudizio culturale insito in tale modello: da Durkheim a Mauss, Polanyi, Radcliffe-Brown, Sahlins, Mary Douglas, solo per citarne alcuni, il Novecento è caratterizzato da una profonda critica del paradigma dell’uomo economico primitivo e del suo progressivo liberarsi dai vincoli comunitari e dal giogo dell”ignoranza e della superstizione, grazie all’uso della ragione egoista e calcolatrice. Eppure, proprio il fatto che periodicamente nelle scienze sociali debba essere riaffermata la distanza da un tale paradigma, è la dimostrazione di quanto ancora oggi permangano, profondamente radicate nella percezione collettiva, i segni caratteristici dell’ideologia sorta con il secolo dei lumi.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1998
Recensito da
Anno recensione 2000
Comune Catanzaro
Pagine 158
Editore