Pensiero cristiano antico e tradizione classica – Fondazione Collegio San Carlo

Pensiero cristiano antico e tradizione classica


Un agile testo che nasce da un ciclo di conferenze sul cristianesimo alessandrino e che con un linguaggio discorsivo approfondisce la storia dei rapporti tra il cristianesimo delle origini e la cultura greca. Una storia non semplice, rivissuta mettendo a fuoco gli scritti (ciò che rimane) e il pensiero di tre protagonisti quali Giustino, Clemente di Alessandria e Origene. L”autore sottolinea come il cristianesimo non potesse interagire con la cultura ellenista, anche se fino alla metà del II secolo non vi fu dialogo con il pensiero filosofico.
Le pagine del libro si muovono in una prospettiva storica e non teologica, volendo appunto studiare quegli autori che si sono interrogati sui rapporti con la tradizione classica e non hanno rifiutato i temi che potevano conciliarsi con il credo religioso. L”obiezione classica (Tertulliano) con cui veniva rifiutata la filosofia era quella che la considerava un mezzo per ridurre il carattere spirituale del cristianesimo. Giustino volle invece vedere punti di contatto tra platonismo e cristianesimo, non operando un sincretismo a basso prezzo, ma ritenendo che “la Ragione divina avesse piantato il seme della verità in tutti gli uomini in quanto creati ad immagine di Dio”.
Clemente di Alessandria dovette invece affrontare la sfida dello gnosticismo (per il quale tutte le religioni erano vere) e rafforzare un cristianesimo in cui debole era la linea di demarcazione tra eresia e ortodossia. La sua opera mirò a evidenziare questa distinzione senza cadere in quella reazione antintellettuale con cui si espressero tanti credenti; riprese inoltre da Filone la tesi per cui la filosofia è la preparazione alla teologia: ogni pensiero filosofico possiede qualcuno degli elementi della verità che trova pienezza solamente in Cristo. Per questo motivo Clemente può essere definito un eclettico.
Il più problematico dei tre pensatori esaminati è sicuramente Origene, una figura che non può essere definita facilmente, tanto che i suoi temi più caratteristici sono rimasti a porre problemi fino ai nostri giorni. Il suo ricorso all”allegoria (per lui il testo biblico può essere letto a più livelli di interpretazione) viene visto come un arbitrio e come l”apertura all”eresia. Intriso di platonismo ﷓ dava per scontata la divisione del mondo in spirito e materia ﷓ profondo conoscitore dell”etica e della logica stoica, mise al centro della sua opera l”interpretazione della Bibbia e la polemica antignostica. Il giudizio contraddittorio sulla sua opera è dovuto alla straordinaria profondità della sua analisi e al fatto che scrisse in un”epoca in cui non erano ancora stati tracciati i rigidi confini dei concili di Nicea e Calcedonia.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1995
Recensito da
Anno recensione 1996
Comune Firenze
Pagine 138
Editore