Plotino o la semplicità dello sguardo – Fondazione Collegio San Carlo

Plotino o la semplicità dello sguardo


Dell”uomo Plotino (205-270 d.C.) conosciamo pochissimo, eppure Hadot riesce a comporre un ritratto umano e filosofico avvincente e caratterizzato dalla dolcezza che, come la grazia, secondo Plotino annuncia la presenza del Principio di tutte le cose. Plotino ha avuto il merito, sottolinea Hadot, di elaborare le nozioni che rendono possibile una filosofia della Vita. La vita è per lui un”attività formatrice irriducibile a ogni analisi, una Forma che si plasma da sola, un sapere che raggiunge senza sforzo la perfezione. La filosofie moderne della Vita attingono alla sorgente plotiniana per la quale Essa è presenza totale, perché è una forza semplice e infinita che si espande con dinamica continuità. Accanto e oltre la vita, per Plotino è fondamentale l”esperienza dell”amore, nella quale c”è il presentimento dell”infinito, del Bene assoluto, che in quanto diretto verso gli altri è superiore al Bello, terribile perché appare chiuso in se stesso, volto verso di sé. L”esperienza plotiniana, esprimendosi in termini di luce e trasparenza, spinge Hadot a chiedersi se Plotino conosca le tenebre dello spirito che caratterizzano la mistica cristiana. Nella misura in cui il vuoto interiore può sembrare all”anima una specie di notte, si deve ammettere che esiste anche una notte mistica in Plotino, ma la coincidenza della notte con l”esercizio della fede, come nei mistici cristiani, in Plotino è assente. E” nella pace e nella dolcezza che l”anima plotiniana diventa una pura capacità di ricezione che attende di venire invasa dalla presenza del Bene. La grande questione plotiniana è l’analisi del modo in cui si possa imparare a vivere una vita che sia disposta verso la contemplazione. Occorrerà un grande lavoro di purificazione e semplificazione interiore che deve essere svolto dalla virtù, la quale, nata dall”unione con Dio, trasforma tutto quanto l”essere. Quando si è raggiunto un certo grado di purezza interiore si è contemporaneamente presenti allo Spirito e agli altri con la stessa disponibilità, la stessa aspettativa amorosa. Tutta l”opera di Plotino, sostiene in conclusione Hadot, ci permette di intuire un senso mistico dietro semplici parole: unita all”anima dell”universo, l”anima del filosofo contemplerà lo Spirito divino e la sua sorgente indicibile, il bene assolutamente semplice. Il suo limite è però di essersi ritirato dal molteplice e dal mondo sensibile, mentre il trascendente può essere ricercato anche nell”esistenza viva e concreta.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1999
Recensito da
Anno recensione 1999
Comune Torino
Pagine 132
Editore