Sergio Quinzio

Le domande della fede


I numerosi contributi qui raccolti (tra cui si segnalano i saggi di M. Ciampa, F. Desideri e P. Stefani) compongono un affascinante ritratto umano, ma soprattutto delineano il volto filosofico e teologico di una personalità complessa come quella di Quinzio. Egli infatti ha vissuto all”insegna di una lotta “senza requie”, disputando con il suo Dio, accusandolo per il suo silenzio e imputandogli una sconfitta grave, ma ha sempre dialogato con lui. Quinzio è stato soprattutto un uomo di fede che non si è accontentato di risposte banali, a causa della percezione acuta dell”ambiguità e della crisi del mondo occidentale. Proprio attraverso la fede egli ha letto le vicende storiche che ha vissuto: in particolare la crisi della fede cristiana che ha travolto l”intera cultura occidentale. Per la sua visione radicale è stato avvicinato al nichilismo, da cui però si distanziava perché quest”ultimo riconduce alla finitezza radicale il senso di ogni agire e soffrire, mentre Quinzio parla della gioia della resurrezione. La sconfitta di Dio, uno dei punti cardine del pensiero del teologo, si spiega con l”amore per l”uomo: Dio partecipa della nostra sofferenza, ci consola e così ci salva. Il fallimento di Dio è segno della verità della Parola: una Chiesa trionfante pone ai margini il bisogno di salvezza e dimentica la grandezza delle promesse di Dio. Quinzio non è stato il teologo delle catastrofi, in quanto il regno di Dio, che egli ha atteso, non può essere preparato, ma verrà come un capovolgimento totale della storia. La salvezza “povera” (perché adeguata alla verità delle sofferenze dell”uomo) sarà il capolavoro di Dio perché potrà alleviare il male che alberga nel mondo. L”unica scrittura che conta per Quinzio è la Bibbia, perché non è nutrita da astrazioni, ma da carne e sangue, dalla fine della separazione del sacro dal profano (nel Dio che si è fatto uomo mortale), dell”infinito dal finito. Quinzio si è contrapposto alla cultura dell”ineffabile e della raffinatezza interdisciplinare, che ha preso il posto della cultura dell”impegno nella storia e ha distolto lo sguardo dal dolore umano, proponendo la rivelazione biblica, che è promessa del compimento escatologico e non sublimazione patetica dell”infinito domandare. In questo orizzonte si colloca la sua attenzione per l”Apocalisse, da lui intesa come componente costitutiva della realtà: la speranza autentica può essere solo quella che non si è ancora realizzata e la salvezza di Dio, che è la suprema verità escatologica, si manifesterà pienamente solo nell”atto di rivelare il Signore che consola le sue creature. L”incarnazione non è allora solo un momento, ma è il “destino” stesso della vita di Dio.

Dati aggiuntivi

Anno pubblicazione 1999
Recensito da
Anno recensione 2000
Comune Brescia
Pagine 10-88
Editore