Testimoni oculari

Il significato storico delle immagini


È possibile considerare le immagini come prove storiche anziché come semplici illustrazioni? Su quale metodo far affidamento per la loro decodifica? Nel tentare di rispondere a queste domande, è il valore documentario del visivo ad agitare il saggio di Burke, attraverso una ricognizione sull’utilizzo delle immagini nella storia sociale. Un’ampia e rapsodica disamina che discute, di volta in volta, le imma-gini sacre (strumenti di indottrinamento o di stimolo alla meditazione, oggetti di culto o di polemica ai tempi della Riforma); la propaganda politica (l’incarnazione di valori da parte di sovrani e dittatori, la personificazione di concetti astratti come la Libertà); la cultura materiale (gli aspetti della vita quotidiana, le vedute di città, gli ambienti interni, i manifesti pubblicitari); la rappresentazione della vita sociale (delle donne, dei bambini, dei contadini); la costruzione dell’identità culturale e il discorso sull’alterità (addomesticata o esasperata negli stereotipi); la narrazione storica (scene di battaglia che condensano il tempo nello spazio e film di guerra che scrivono la storia). Da una parte l’autore sfida i pregiudizi di quegli studiosi la cui formazione è passata esclusivamente attraverso la lettura; dall’altra mette in guardia la generazione nutrita di visual culture dalle difficoltà legate alla complessità e all’ipertrofia delle immagini. E ancora, da una parte mostra i limiti dell’iconologia (e della affiliata semiotica) nella sterile indagine sul significato ultimo delle immagini e nel conseguente disinteresse per il loro destinatario; dall’altra prende le distanze da certo post-strutturalismo in cui ogni attribuzione di senso viene dissipata. Burke preferisce servirsi di “tracce” piuttosto che di “fonti” (parola prodigiosa della storia dell’arte che suggerisce l’idea dell’approssimarsi ad un’origine). In questo modo egli delinea un’antropologia storica delle immagini – e non esclusivamente dell’espressione artistica – come “approccio” piuttosto che come “metodo”. Attraverso una felice sintesi fra l’attenzione lenticolare per i dettagli dello storico dell’arte-connaisseur Giovanni Morelli e l’influenza dello spet-tatore con il suo plesso percettivo proprio delle teorie reader-oriented, quella di Burke si pone come una pratica critica che lascia affiorare le convenzioni di ogni genere figurativo che strutturano la percezione visiva e rivelano la specifica mentalità culturale. Lo storico sociale insomma ha come compito quello di vagliare l’attendibilità delle immagini, il loro punto di vista, sottoponendone la testimonianza – oculare quanto muta – ad un probante contro-interrogatorio.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2002
Recensito da
Anno recensione 2003
Comune Roma
Pagine 257
Editore