Universalismo come pluralità delle vie – Fondazione Collegio San Carlo

Universalismo come pluralità delle vie


Con questa raccolta di saggi l’autore intende puntualizzare e approfondire alcuni dei percorsi di ricerca che ne hanno caratterizzato l’attività negli ultimi anni. In particolare i vari contributi sono uniti dal tema dell’universalismo – inteso come aspirazione a ricollocare la propria esistenza in una totalità piena di senso e, secondo l’intuizione di Bonhoeffer (che fornisce all’autore lo spunto iniziale del volume), come la capacità interna al frammento di rinviare al tutto. In esso è possibile cercare un terreno comune alle varie tradizioni (l’accostamento alla pluralità delle culture non è declinato in senso antropologico-relativistico, ma appunto in senso universalistico, secondo il quale a determinate costanti antropologiche corrispondono imperativi comunemente umani). La pretesa del cattolicesimo seicentesco di costituire l’unica via spirituale fu contraddetta dal tentativo di introdurre il riconoscimento della pluralità delle vie spirituali: un pluralismo che, rileva Bori, si ritrova nell’umanesimo religioso del XV secolo, nel cristianesimo radicale e mistico dei quaccheri, nei movimenti esoterici della metà del XVII secolo, nel liberalismo teologico di Schleiermacher, nel cristianesimo di Tolstoj, nel trascendentalismo americano di Emerson e Thoreau, in Simone Weil e Albert Schweitzer, nella ricerca di un fondamento comune etico e giuridico (che si riversa della Dichiarazione dei Diritti Umani). L’autore sostiene che è possibile convergere su alcune proposizioni etiche senza venire meno alla lealtà verso la tradizione biblica, ad esempio procedendo all’interno dell’orizzonte biblico in una direzione universalistica e approfondendo un concetto di sapienza che è tratta dalla Bibbia, ma che trova corrispondenza anche in altre tradizioni e che pertanto si configura come categoria interculturale. Accanto a essa si possono introdurre la pratica della contemplazione, della devozione e dell’azione che sono fondamentali, ad esempio, nella prospettiva induista e che pertanto sono utili a percorrere una “via spirituale”: una definizione più ampia di “religione” e che come tale può includere anche quegli orientamenti etici che non implicano una fede in una divinità personale e può costituire una risposta concreta alle domande circa il compito spettante a ogni uomo. La “via spirituale”, sottolinea Bori, permette un confronto in quanto struttura e non in quanto contenuto. Questo modello richiede l’interazione nella stessa persona di una disciplina etica, di una concentrazione meditativa e di una sensibilità verso il linguaggio simbolico tradizionale: in questo modo si può intendere la religione come una variante possibile, utile e tuttavia libera, all’interno di una via spirituale necessaria.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2004
Recensito da
Anno recensione 2004
Comune Genova
Pagine 217
Editore