L'Italia dei cattolici


L”agile volume di Formigoni, ricercatore di Storia contemporanea presso l”Istituto universitario di Lingue moderne di Milano, ripercorre l”evoluzione del rapporto tra i cattolici e l”idea di nazione. Un percorso sicuramente non agevole dopo l”iniziale inconciliabilità tra i due poli che si fronteggiavano – la Chiesa e lo Stato unitario – e dopo il tentativo, da parte dei liberali, di sacralizzare la “religione della patria” in funzione sostitutiva della religione cattolica (ricordiamo anche il conflitto sulle feste del nuovo Stato, analizzato in La festa della nazione di Ilaria Porciani, Bologna 1997). Emerse quindi con forza il problema del ruolo dei cattolici nella politica: non accettando, fino agli inizi del nuovo secolo, di confluire in un partito si ritenevano i rappresentanti dell”intero paese e diventarono alfieri di un “patriottismo alternativo” basato sulla difesa dei valori della civiltà cristiana. Tale posizione sfociò nella tendenza a favorire un equilibrio non sovversivo nella patria italiana. Nei tumultuosi anni che precedettero e seguirono i primo conflitto mondiale rimase dominante la distanza dal nazionalismo sul piano teorico (la nazionalità doveva essere subordinata all”affermazione della cattolicità), ma non mancarono i gruppi che appoggiarono la mobilitazione alle armi. Fondamentale per la precisazione di un”ottica nazionale fu la fondazione, nel 1919, del Partito popolare, che non esibiva piu” desideri di separatezza e allargava lo sguardo alla comunità internazionale. L”avvento della dittatura fascista complicò però il cammino dei cattolici, facendo emergere il problema della distinzione e dell”originalità rispetto al regime (la confusione divenne massima negli anni delle guerre d”Africa e di Spagna, quando il sentire religioso e la religione della patria si sovrapponevano). Da quell”esperienza e dal contributo alla Resistenza il mondo cattolico uscì legittimato a svolgere un ruolo mediatore tra individualità nazionale e orizzonte mondiale. La Dc si pose al centro della politica del paese, dopo il 1945, con l”obiettivo di guidare la nazione italiana verso un posto guida in Europa e di conciliare la patria ideale con quella statuale. Mancò invece, conclude l”autore, un “patriottismo della Costituzione” (se si escludono i dossettiani) che sostituisse le immagini retoriche del ruolo dell”identità nazionale e la costruzione di una mediazione politicamente alta tra la coscienza nazionale e l”universalismo programmatico ideale.

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 1998
Recensito da
Anno recensione 1998
Comune Bologna
Pagine 178
Editore