Sui sentieri dell'Uno

Metafisica e teologia


Sui sentieri dell’Uno – primo volume della “Dialogica dell’amore” – è una raccolta di saggi accomunati dall’intento di sondare il mistero della relazionalità intratrinitaria (pericoretica ed essenziale) del Dio cristiano. A partire dalla questione radicale – posta dalla filosofia greca – dell’Uno e del molteplice, la teologia, mettendosi in ascolto dell’Altro, ha la possibilità di dire che “l’Uno e il molteplice non stanno nella separatezza di una disperante estraneità, né si confondono nell’ebbrezza di un abbraccio di riconciliazione totale” (ibid.).
Il percorso storico-teologico proposto da Forte si sofferma in particolare su Dionigi l’Areopagita, sul “teologo dell’unità” (p. 77) Cirillo d’Alessandria, sul confronto tra la “mentalità simbolica, unitaria e totalizzante” (p. 99) dei Padri della Chiesa e quella “dialettica, analizzatrice e distinguitrice” della Scolastica e di Tommaso, sul pensiero apocalittico e disponibile all’accoglimento dell’alterità e dell’inesauribile novità del Dio vivente proposto da Gioacchino da Fiore, sul ruolo centrale rivestito – nella meditazione teologica cristiana – da Martin Lutero, il cui pensiero giovanile, propendendo per “una teologia che è croce, perché è crocefissione di ogni sapienza umana” (p. 140) e animato “dall’ansia di affermare il primato e l’alterità del Dio cristiano” (p. 183), mostra il proprio radicamento nella vitalità della fede cattolica. Si giunge così alla svolta rappresentata dalla Rivolu-zione francese e alle conseguenze teologiche del suo “verbo epocale” (p. 189) – l’emancipazione –, che, se riesce a sedurre la teologia liberale e progressista del XIX secolo, non sembra tuttavia esaurire la riflessione di autori come Antonio Rosmini, John Henry Newman e Søren Kierkegaard (i saggi dedicati a questi due ultimi pensatori sono novità della nuova edizione dell’opera). Contro la deriva totalizzante della modernità e della teologia a questa ispirata, si schierano però risolutamente, da un lato, le riflessioni di Barth e Bultmann e, dall’altro, il Novecento teologico in genere, che si è andato aprendo “ad una teologia del racconto e dell’analogia, tesa ad evocare l’indicibile nel rispetto della sua indicibilità” (pp. 204-205). È dunque significativo – sostiene Forte – che la riflessione teologica novecentesca, animata dalla volontà di ricondursi “alla dialettica densità della revelatio” (p. 269), spinta dal desiderio di procedere “oltre la caduta del senso” (p. 275) e aprendosi all’alterità e novità dell’avvenire, riveli in ciò la propria “sorprendente attualità di riserva critica rispetto alle secche della modernità e del suo sviluppo nichilista” (p. 278).

Dati aggiuntivi

Autore
Anno pubblicazione 2002
Recensito da
Anno recensione 2003
Comune Brescia
Pagine 312
Editore