Le api e i ragni

La disputa degli Antichi e dei Moderni


Accanto alla vera e propria querelle des Anciens et des Modernes, che scuote la Repubblica delle Lettere sul finire del Seicento, il libro studia i suoi prodromi e le influenze che essa esercita su contesti culturali più recenti (a quest’ultimo settore d’indagine sono dedicati due testi introdotti per la prima volta nell’edizione italiana dell’opera). Dalla Battaglia dei libri (1697) di Jonathan Swift, Fumaroli deriva un efficace emblema della disputa: mentre le api attingono il miele dai fiori, cioè sanno estrarre dalla natura sostanze indispensabili alla felicità e alla saggezza dell’uomo, i ragni ricavano dai propri escrementi il filo con cui fabbricano tele geometriche, che sono tranelli mortali di cui le loro prede diventano prigioniere. Se, a giudizio dell’Autore, è innegabile che lo scontro fra api-Antichi e ragni-Moderni affondi le radici nelle concezioni del proto-umanista Petrarca, sono però Montaigne e tre scrittori italiani del primo Seicento (Traiano Boccalini, Alessandro Tassoni e Secondo Lancellotti) ad offrire in questo campo contributi ancor più significativi, destinati a suggestionare intere generazioni di uomini di cultura francesi, a partire da quel Jean Desmarets che celebra il tempo e l’arte moderna e, insieme, sostiene la causa dell’assolutismo al servizio prima di Richelieu e poi del giovane Luigi XIV. Durante il regno di quest’ultimo, la disputa arriva al culmine: secondo i Moderni, guidati da Charles Perrault, i Lumi coevi rendono il “secolo di Luigi XIV” superiore tanto all’Antichità quanto al Rinascimento; Nicolas Boileau, l’alfiere degli Antichi, vagheggia invece un “secolo classico”, dominato da un “Parnaso francese” dove il re, lungi dal rivestire il ruolo di supremo giudice dell’arte, ha il compito di riconciliare assolutismo e tradizione letteraria. Nonostante Boileau appaia lontano dall’ottimismo encomiastico dei Moderni e svincoli il giudizio morale ed estetico dalla contemporaneità, gli Antichi riescono a prevalere fino alla morte del Re Sole, dopodiché ha inizio la travolgente riscossa dei philosophes e dei giovani discepoli di Fontenelle, il quale da tempo punta a ridurre la letteratura a mero esercizio intellettuale di geometri e logici. Fumaroli indica che la vittoria degli Enciclopedisti, della “ragione critica” e del “metodo geometrico” è tutt’altro che incondizionata e subitanea: a suo avviso, infatti, molte ricostruzioni storiografiche tradizionali sottovalutano sia l’importanza dello sviluppo settecentesco dell’antiquariat sia i debiti che le prospettive di Vico e di Rousseau contraggono con le tesi degli Antichi.

Dati aggiuntivi

Autore
  • Marc Fumaroli

    Professore di Retorica e società - Académie Française, Paris

Anno pubblicazione 2005
Recensito da
Anno recensione 2005
Comune Milano
Pagine 267
Editore