Scritti


Pubblicata in occasione del suo settantesimo compleanno, quest’opera in due tomi presenta una corposa selezione degli scritti di Diego Quaglioni, riprodotti anastaticamente cosicché per lo studioso è possibile verificarne anche la paginazione originale. Si tratta di 70 tra saggi e articoli – scelti tra i più di 360 citati in bibliografia e apparsi tra il 1976 e il 2021, senza contare le voci enciclopediche e le recensioni, oltre alle monografie e alle curatele – che, nelle parole dei curatori Lucia Bianchin, Giuliano Marchetto, Cecilia Natalini e Christian Zendri, illustrano «un panorama di ricerche che fin dai primi studi era rivolto alle fonti dottrinali caratterizzanti lo sviluppo della storia giuridica occidentale, con un’estensione che dal Tardo Antico giunge all’età contemporanea, ma che ha il suo centro nel lungo Medioevo del diritto, con attenzione costante per il problema del rapporto tra giustizia e potere, come lascito fondamentale dell’età intermedia al mondo moderno» (p. IX).

Diego Quaglioni ha insegnato Storia del diritto medievale e moderno all’Università di Trento e nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi prestigiosi sia in ambito accademico che in importanti istituzioni culturali italiane e straniere, oltre ad essere stato in numerose occasioni visiting professor in Austria, Francia, Germania, Stati Uniti e Cina. Nelle sue ricerche, che spaziano da Bartolo di Sassoferrato a Machiavelli, da Bodin a Althusius, per giungere fino al mondo contemporaneo, ha sempre dedicato particolare attenzione alle relazioni tra il pensiero giuridico, il contesto culturale e gli aspetti materiali della trasmissione dei testi. La sua riflessione, infatti, è sempre stata condotta a partire da un testo specifico e sostenuta dalla sua competenza filologica, spesso portandolo alla realizzazione di nuove edizioni critiche dei testi studiate. Un lavoro idealmente compreso tra il recupero dell’opera pressoché dimenticata di Bartolo da Sassoferrato, ed in particolare dell’importanza del De tyranno (1983), e la nuova edizione critica della Monarchia di Dante Alighieri (2014-2021), basata sulla “riscoperta” del manoscritto probabilmente più antico e sicuramente meno corrotto dell’opera, già segnalato a suo tempo da Oskar Kristeller, ma sorprendentemente trascurato dagli studiosi successivi (Ms. London, British Library, Additional 6891); un’edizione che ha giustamente suscitato notevole interesse, se non vero e proprio clamore, tra gli studiosi.

Professore di Storia del diritto medievale e moderno, si è detto. Ma già da queste poche note è evidente come la definizione di un ambito disciplinare così ben delineato possa risultare riduttivo rispetto agli interessi e alle metodologie della ricerca di Quaglioni. Forse più appropriato sarebbe parlare di Soria delle idee o di Storia della filosofia del diritto qualora con “filosofia” si intenda la visione del mondo che presiede alla definizione di un ordinamento giuridico più o meno evoluto, più o meno formalizzato. Ovvero se nel dipanarsi nel corso della storia delle diverse concezioni del diritto si ha la capacità di intravvedere e ricostruire il modo in cui uomini e donne in carne ed ossa hanno costituito le forme delle relazioni reciproche, hanno ciò fondato l’idea stessa di città o di società.

Non si tratta di una questione oziosa, di un mero problema di definizione. Questo intreccio tra vita degli individui, cultura di una società e espressione del diritto può essere chiarita facendo riferimento, tra i tanti possibili, a un articolo che Diego Quaglioni ha pubblicato nel 2004: La Vergine e il diavolo. Letteratura e diritto, letteratura come diritto. Il tema è quello dell’uso, da parte dei giuristi del Trecento, delle fonti letterarie della classicità greca e latina come fonti del diritto. Il ricorso alla fonte letteraria non è un ornamento retorico, ma una necessità dettata dal particolare momento di transizione epocale, dove emerge una concezione del diritto che «implica un’accentuazione della sua dimensione sapienziale, ma anche una tendenza ad una impostazione del discorso giuridico su basi morali e religiose. Il giurista è “lapis in caput angoli”, chiave di volta, pietra angolare di un’architettura che è dottrinale e sociale, scientifica e politico-religiosa ad un tempo. Misurandosi con l’ascesa della teologia e del diritto canonico, la scienza civilistica non rinunzia ad assumere, sul modello antico, l’importanza e la funzione di “vera philosophia”» (p. 614).

È a partire da questa funzione “architettonica” del diritto e del giurista, riconosciuti come momento centrale della convivenza civile, che Quaglioni intende la storia del diritto: «Solo la nostra antistorica proiezione nel passato del modello del giurista formatosi in una realtà storica e concettuale come quella del diritto codificato ci impedisce, a volte, di scorgere i nessi tra la letteratura giuridica e le altre forme ed espressioni della spiritualità medievale. Solo il positivismo giuridico “di cui si sono cibati avidamente e si sono saziati soddisfatti i nostri padri”, ha scritto Paolo Grossi in una sua nota intitolata La fantasia nel diritto, poteva relegare i giuristi nel ruolo di esegeti di costruzioni altrui, di “frati conversi vocati soltanto al servizio” che “non potevano permettersi il lusso della fantasia come non se la posson mai permettere un cancelliere o un segretario che devon sempre identificare nella fedeltà (fedeltà a un qualcosa a loro esterno ed estraneo) il sommo delle virtù tradizionali. Il politico aveva in sua mano ogni scelta; al giurista – fosse egli giudice o dottore – era riservato il campicello magro e risecchito dell’esegesi”. Una tale ancillarità del diritto non era propria del Medioevo giuridico. Il giurista poteva allora permettersi la fantasia, quel “fardello di volontà e di intuizioni” che è connaturato alla creatività dell’interpretazione, propria della tradizione romanistica. E poteva permettersela proprio perché il diritto si nutriva dell’apporto di un panorama letterario vastissimo, tanto da farsi esso stesso letteratura e da racchiudere in sé un’esperienza destinata ad imprimersi per secoli nel lessico occidentale» (pp. 624-625).

Dati aggiuntivi

Autore
A cura di
Anno pubblicazione 2022
Recensito da
Anno recensione 2023
ISBN 9791280124425
Comune Foligno
Pagine 1370
Editore