Gengis Khan

La costruzione dell’impero mongolo

  • Lorenzo Pubblici

    Professore di Storia dell’Asia centrale premoderna – Università di Napoli L’Orientale

  • venerdì 11 Dicembre 2026 - ore 17.30
Centro Culturale

«Distruttore! Distruttore! Non avrai mai altro compagno al di fuori della tua stessa ombra!». Con queste parole, riportate dalla Storia segreta, Hoelun, madre di un giovane Timujin, futuro Gengis Khan, lanciò un anatema contro il figlio dopo aver appreso che, approfittando dell’assenza del padre, insieme al fratello minore Khasar, aveva ucciso Begter, suo fratello maggiore.

Sull’infanzia e sulla prima giovinezza del futuro khan dei Mongoli abbiamo poche notizie e quelle poche provengono da fonti di dubbia affidabilità. La cronaca più dettagliata su questi anni del XII secolo è appunto la Storia segreta, che offre un quadro leggendario dell’ascesa al potere di Gengis Khan. Studi seri e approfonditi, che hanno preso in considerazione tutte le fonti disponibili, suggeriscono di considerare con molta cautela i dettagli offerti dalla Storia segreta. Tuttavia, il racconto riportato dalla fonte ha una sua generale veridicità. D’altra parte, l’infanzia di Timujin fu certamente difficile e non vi sono dubbi che fra il XII e il XIII secolo egli unificò tutti i popoli delle steppe mongole, dando loro un esercito compatto, organizzato e una consapevolezza nuova. La leggenda è quindi difficile da tenere a bada per spiegare una storia personale come la sua e i successi che egli ottenne, i quali, sia detto con chiarezza, furono soprattutto politici e solo in subordine militari. La più grande realizzazione portata a termine da Timujin fu l’unificazione dei popoli delle steppe. Le grandi campagne militari che portarono i Mongoli in Europa e alla costruzione dell’impero furono realizzate in massima parte dalla generazione successiva alla sua.

Nel modesto accampamento allestito da Yesugei, Hoelun partorì il suo primogenito. Il bambino venne alla luce forse nel 1162 (l’anno di nascita di Gengis Khan è ancora oggi incerto e dibattuto) stringendo qualcosa nella mano destra. Poiché non riusciva a capire cosa fosse, la giovane donna aprì le dita del piccolo una ad una e vide che questi teneva un grumo di sangue delle dimensioni di una nocca. Hoelun non capì cosa significasse quel presagio. Il bambino fu chiamato Timujin, forse dal nome di un guerriero tataro, Timujin Uge, che Yesugei aveva ucciso in battaglia durante uno dei tanti conflitti fra i due popoli. Le versioni che ci sono giunte sull’origine del nome sono diverse. Timujin in mongolo significa “fabbro” e il nome potrebbe essere legato all’occupazione prevalente di Yesugei, ma potrebbe essere anche, secondo una tradizione molto diffusa nel XIII secolo, legato alla culla di ferro, in mongolo temür, in cui il piccolo fu deposto (anche i nomi dei fratelli di Timujin – Temüge e Temulun – hanno la loro radice nella parola mongola temür).

 

(da L. Pubblici, Storia dei Mongoli. Dalle steppe all’impero, secoli XIII-XV, Roma, Carocci, 2023, p. 45)

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

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