Di coppie di personaggi celebri, antichi o moderni, è facile individuarne molte percorrendo la storia del Quattrocento. Quando si accinse a scrivere le sue Storie fiorentine nel 1509, Francesco Guicciardini aveva alle spalle tutto questo grande patrimonio di memorie e riflessione storica, per cui non ci si stupirà se in una pagina celebre abbia voluto applicare lo schema delle vite parallele ai due grandi fiorentini della storia più recente, Cosimo de’ Medici «Padre della Patria» e suo nipote Lorenzo il Magnifico. Quella pagina è davvero un esempio cruciale per provare a intendere la figura di Cosimo negli studi degli ultimi secoli. Secondo Guicciardini «sono molti che ricercano chi fussi più eccellente, o Cosimo o lui [Lorenzo] […] Nella quale quistione io per me non saprei giudicare, perché lui fece lo stato, e da poi che l’ebbe fatto, se lo godé trent’anni». La politica è per lo storico il primo punto del primato di Cosimo; il secondo, di nuovo a suo vantaggio, sono le imprese finanziarie e commerciali, che per Cosimo furono floridissime, mentre Lorenzo mancò di talento negli affari, e forse non fu neppure immune dal sospetto infamante di aver usato il denaro pubblico a proprio privato vantaggio. Quanto alla magnanimità, alla passione e alla grandezza nel costruire monumenti illustri, il più vecchio dei due Medici fu di nuovo sicuramente superiore, anzi a suo confronto si potrebbe dire che Lorenzo non avesse costruito nulla di notevole, se non la grande villa di Poggio a Caiano, che peraltro lasciò incompiuta, anche se «fu grandissimo donatore e co’ doni e liberalità sua si fece grandissime amicizie di principi». L’unico punto veramente a vantaggio di Lorenzo su Cosimo fu la cultura, perché in lui «abondarono eloquenzia, destrezza, ingegno universale in dilettarsi di tutte le cose virtuose e favorirle; in Cosimo al tutto mancò, el quale si dice, massime da giovane esser stato nel parlare più tosto inetto». E in definitiva, soppesati tutti questi caratteri, Guicciardini conclude che tutto sommato «Cosimo fussi più valente uomo». Le parole del grande storico non potevano non essere decisive: forte del modello plutarchiano, affinato da generazioni di esperienza di studio e di pratica della politica, il giudizio di quelle pagine era anche una valutazione storica di un’intera epoca, con le sue grandezze e contraddizioni, della quale Cosimo e Lorenzo apparivano come emblemi.
(da L. Tanzini, Cosimo de’ Medici, Roma, Salerno, 2022, pp. 7-8)
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