Preghiere alla fine del Secondo Tempio

Teologia e antropologia di Qumran

  • Giovanni Ibba

    Professore di Scienze Bibliche - Istituto Superiore di Scienze Religiose della Toscana, Firenze

  • venerdì 27 Novembre 2026 - ore 17.30
Centro Studi Religiosi

L’impegno di portare avanti questo lavoro, che dovrebbe rappresentare solo l’inizio di una ricerca che promette di dare molte informazioni importanti sul pensiero della fine del giudaismo del periodo detto del Secondo Tempio (VI secolo a.C. – I d.C.), nasce dal convincimento del valore della preghiera anche come espressione del pensiero dell’uomo. In effetti, essa presenta allo studioso una miniera d’informazioni su molti ambiti. Può fornire le idee che l’autore ha su Dio, sull’uomo, sul male e il bene. Può spiegare come viene capita la salvezza. Comunica qualcosa riguardo ai pericoli corsi o sentiti come emergenti in certi momenti storici o, al contrario, cosa di buono è successo. Infine, questi testi mostrano spesso una bellezza letteraria che non andrebbe trascurata. (…)

Pur essendo abbondante la documentazione a disposizione, essa non permette di sapere sempre con un certo margine di sicurezza l’uso delle formule trovate nei manoscritti qumranici, né, nella maggior parte dei casi, quando, come e dove venissero recitate. A volte sembra di capire che un testo poteva avere principalmente, e forse solamente, una funzione meditativa, mentre altri una funzione liturgica, per esempio quando ci sono conclusioni con la formula «amen, amen». Alcune composizioni dovevano essere usate esclusivamente all’interno di gruppi giudaici particolari, come quelle che si leggono nella Regola della Comunità. Il riferimento al tempio è quasi sempre assente nelle preghiere qumraniche, a parte forse metaforicamente in 4Q409 (4QPreghiere festive), dove sembra esserci un’esortazione a pregare Dio durante le festività e i sacrifici. Eyal Regev scrive: «Suggerisco che questa scarsezza di metafore sacrificali nelle preghiere di Qumran possa essere spiegata alla luce del concetto di sostituzione». Sostituzione al sacrificio del tempio che dunque avviene con «l’offerta delle labbra», come si legge nella Regola della Comunità (IX 3-5): «Quando si saranno realizzate queste cose in Israele secondo tutti questi ordinamenti, gli uomini della comunità costituiranno il fondamento dello spirito santo della Verità eterna. Allora faranno l’espiazione per il peccato di ribellione e per la trasgressione peccaminosa, per attirare la benevolenza divina verso la terra di Israele senza la carne degli olocausti e senza il grasso dei sacrifici. Ma l’offerta delle labbra, fatta secondo la norma, sarà come un profumo di giustizia e la perfezione della condotta sarà l’offerta spontanea e accetta».

Il brano riportato si colloca nell’ambito della vita di una comunità particolare. Si ricorda come le preghiere sono state composte in epoche diverse e da gruppi di fedeli che probabilmente avevano concezioni teologiche anche lontane l’una dall’altra. Comunque, con una chiara funzione liturgica, a Qumran gli studiosi hanno individuato come certe: 4QPreghiere quotidiane; 1QPreghiere festive; 4QParole dei luminari; 4QCanti del Sacrificio del Sabato; 1QRaccolta di benedizioni; 4QBenedizioni; 6QBenedizioni; 4QBenedici, anima mia (4QBarkhi Nafshia).

Per il resto delle composizioni non esiste chiarezza sulla loro funzione. È possibile che alcune di queste abbiano avuto una funzione liturgica, ma non ci sono elementi sufficienti per stabilirlo. Alcune di esse hanno svolto comunque ruoli diversi, come per esempio le formule esorcistiche, le maledizioni e le benedizioni. Non è possibile stabilire nemmeno la funzione del salterio e come fosse la liturgia precedente a quella sinagogale.

 

(G. Ibba, La preghiera alla fine del Secondo Tempio. Una selezione, Bologna, EDB, 2017, pp. 6-7 e 19-23)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Torna all'archivio conferenze