Geografia religiosa e geografia politica nell'Europa allargata – Fondazione Collegio San Carlo

Geografia religiosa e geografia politica nell'Europa allargata

Le frontiere dell'Europa

Seminario di cultura europea, marzo - aprile 2007


Il continente europeo è un luogo di religioni di durata più che millenaria. Mentre il bacino mediterraneo ha visto originarsi i tre monoteismi, l’intero territorio dell’Europa si è rapidamente cosparso della loro presenza. La carta odierna dell’Europa è anche una mappa degli insediamenti delle religioni, dei "luoghi di memoria", degli spazi di sacralità e di identità che esse hanno costruito nel corso del tempo. Tutte le confessioni cristiane – cattolica, riformate delle varie denominazioni, ortodosse dei diversi riti – hanno le loro capitali sul suolo europeo. Nella geografia religiosa i nomi di Roma, Wittenberg, Ginevra, Canterbury, Atene, Istanbul (Costantinopoli), Mosca, indicano svolte storiche e fonti d’autorità che continuano a esercitare efficacia. Per l’ebraismo, che è stato ingrediente e protagonista della storia europea, la geografia del continente è invece associata non solo alle vicende della diaspora e allo sviluppo di una cultura ebraica distintamente europea, ma anche al ricordo della Shoah e di Auschwitz, il momento più orrendo della storia dell’Europa. Quanto all’islam, esso ha fatto esperienza dell’Europa ben prima dei flussi migratori generati dal processo di decolonizzazione. Mentre oggi assistiamo alla tormentata nascita di un "islam europeo", la storia delle relazioni tra mondo islamico e mondo europeo – profondamente conflittuale, ma anche segnata da fruttuosi scambi e prestiti culturali in entrambe le direzioni – è antica quanto la religione del Profeta.
L’appropriazione del territorio europeo da parte delle religioni ha spesso generato conflitti, perché nella loro dinamica – espansiva o settaria – esse hanno finito per fronteggiarsi o per urtare contro altre formazioni nascenti, come per esempio gli Stati moderni. La soluzione di principio che ha caratterizzato la prima età moderna, quella dell’omogeneità tra sovranità statale e confessione religiosa (cuius regio, eius et religio), che tendeva ad occultare la presenza di minoranze religiose nei singoli Stati, viene oggi definitivamente indebolita dall’accelerazione del processo d’integrazione europea, che intende ridefinire i confini (costituzionali e territoriali) della sovranità degli Stati. Ci troviamo quindi in un tornante adeguato per analizzare le perduranti linee di frontiera religiosa interne agli Stati e a cavallo degli Stati. Tuttavia non si può nascondere che l’Europa non è l’orizzonte esclusivo né delle religioni che da qui si sono irradiate, né di quelle che qui sono giunte per diaspora o immigrazione, perché tutte hanno ormai una diffusione e una portata di tipo globale. Il rapporto delle religioni con l’Europa deve essere discusso tenendo presente anche questo ulteriore livello, che dunque richiede una riflessione sulle loro reciproche geografie.
L’Unione Europea fa comunque emergere la vocazione trans-nazionale delle religioni. Lo scenario pubblico indica infatti che le chiese e le comunità religiose possiedono in misura crescente la capacità di darsi articolazioni sul piano continentale, federandosi, mettendosi in rete e proponendosi come stakeholder nel processo di costruzione dell’Europa. Esse si configurano dunque come protagoniste di quell’interazione tra società e istituzioni su scala europea che il diritto dell’Unione definisce «dialogo strutturato». Nel caso specifico della Chiesa cattolica, unica dotata di personalità giuridica di diritto internazionale, ciò costituisce un ulteriore terreno d’azione diplomatica. Viceversa le differenze regionali, culturali e politiche, che l’unificazione non cancella, hanno ripercussioni sulla governance di grandi organismi ecclesiali internazionali, come provato dalle ripetute situazioni di attrito tra la Curia vaticana e diverse Conferenze episcopali nazionali.
Dato questo quadro, il seminario del Centro Studi Religiosi si prefigge di articolare un percorso che visualizzi prima di tutto il bacino mediterraneo entro cui le religioni monoteiste (e in particolare cristianesimo e islam) sono sorte e hanno intrattenuto continui contatti. Successivamente si approfondiranno i cruciali mutamenti in corso nel "quadrante Sud-est" del continente europeo, ricostruendo il rapporto tra Vaticano e islam alla luce dei negoziati per l’ingresso della Turchia nell’Unione e analizzando il ruolo giocato dal fattore medio-orientale rispetto ai fenomeni religiosi europei. Quindi si esamineranno due casi specifici. In quello tedesco si faranno emergere gli elementi di differenza e di demarcazione dottrinaria tra cattolici e mondo protestante, in un contesto segnato dalla presenza di nuove identità religiose. In quello nord-irlandese, si misureranno le prospettive del processo di pace e l’incidenza del fattore religioso in un territorio nel quale, cessata la violenza settaria, non sembrano ancora abolite antiche frontiere identitarie e simboliche.

Riepilogo

Anno accademico
Tema
  • Geografia religiosa e geografia politica nell'Europa allargata
Periodo
Informazioni e contatti La partecipazione è libera. Su prenotazione sono resi disponibili saggi, documenti e materiali informativi che permettono l'approfondimento delle singole lezioni.
A richiesta si rilasciano attestati di partecipazione. Il seminario gode dell'accredito ministeriale per la formazione del personale della scuola (DM 18 luglio 2005).
Le lezioni si tengono presso la Fondazione Collegio San Carlo, via San Carlo 5, Modena
Tel. 059/421210, fax 059/421260
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Conferenze

06/03/2007

Franco Cardini

Centro Studi Religiosi

13/03/2007

Lo sguardo del Papato sull'Islam da Assisi a Ratisbona

Alberto Melloni

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20/03/2007

Politica e religione in una frontiera globale

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03/04/2007

Cattolici e protestanti nella sfera pubblica tedesca

Ulrich Ruh

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12/04/2007

La dimensione religiosa del conflitto in Irlanda del Nord

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