Divinità femminili

Matralia e matronalia nella religione romana

  • martedì 05 novembre 2013 - 17.30
Centro Studi Religiosi

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L’assimilazione delle grandi divinità greche e romane è un fatto che raramente suscita commento da parte degli autori antichi: Zeus è Giove, Hera è Giunone, Afrodite è Venere, ecc. Ovidio, per esempio, è cosciente del fatto che quasi tutte le divinità romane hanno un corrispettivo greco, con la sola eccezione di Giano, il quale in Grecia non ha dèi a lui comparabili (Fast., I, 90: nam tibi par nullum Graecia numen habet). Tuttavia, l’interpretatio della dea romana Mater Matuta con la dea greca Ino-Leucotea rappresenta un motivo di riflessione per gli autori antichi. Pur sapendo che la dea romana ha un corrispettivo greco, essi sentono tuttavia il bisogno di giustificare questa assimilazione raccontando come tale corrispondenza si sia prodotta in un momento preciso della storia, o piuttosto della preistoria romana. Un mito racconta così come Ino-Leucotea e suo figlio Melicerte-Palemone arrivino nel Lazio prima della fondazione di Roma e acquisiscano due nomi romani: Mater Matuta e Portunus. (…)
La festa annuale della Mater Matuta si chiama Matralia. Le protagoniste sono le zie materne che si recano al tempio della dea per invocare la protezione per i figli delle proprie sorelle. Si tratta di una festa attraverso la quale è messa in rilievo la funzione curotrofa, vale a dire di nutrice, delle zie materne. Studi antropologici sulla società romana hanno mostrato come le zie materne, più di qualunque altro membro della famiglia, ricoprissero questa funzione nei confronti dei figli delle proprie sorelle. Il carattere di nutrice della divinità romana, oltre al riferimento alla riproduzione umana, sembra evidente anche grazie ad alcune statuette in terracotta ritrovate nei siti votivi dei templi della Mater Matuta a Satrico (Lazio) che rappresentano coppie di uomini e di donne, donne con bambini o gruppi di donne sedute. Nel mondo greco, la figura d’Ino-Leucotea era allo stesso modo conosciuta per questa qualità curotrofa. Il suo mito sottolinea soprattutto la sua qualità di zia materna di Dioniso, la quale ha ben atteso al suo ruolo di nutrice. (…)
Questo mito, così com’è raccontato da Ovidio, mette in rilievo il mondo delle relazioni familiari. Innanzitutto, un tema portante si rivela essere quello del tradimento coniugale. L’odio di Ino nei confronti della concubina del marito provoca la distruzione della sua famiglia. Questo odio ricorda quello di Giunone provocato, anch’esso, dal tradimento del suo sposo e a causa del quale la dea perseguita Semele e Ino. Inoltre, la relazione tra la funzione di madre e quella di zia materna è fondamentale. Parlando della preghiera che le donne pronunciano nel tempio, Ovidio afferma che essa è a beneficio dei «figli di qualcun’altro». Il mito chiarisce che questi bambini non sono altri che i figli delle sorelle, dunque i nipoti e le nipoti delle matrone presenti al tempio. Le donne si comportano infatti come Ino, la quale è stata miglior zia materna che madre. Altri due versi di questo passo testimoniano chiaramente che Ovidio ha ben in mente questo legame di parentela tra zia materna e nipote: egli chiama Ino matertera Bacchi (523: zia materna di Bacco), e definisce Bacco come sanguis sororis (488: «sangue di sua sorella», vale a dire figlio della sorella d’Ino, Semele).

(da F. Prescendi, La déesse grecque Ino-Leucothée est devenue la déesse romaine Mater Matuta: réflexions sur les échanges entre cultures «voisines», in N. Belayche e J.-D. Dubois, a cura di, L’oiseau et le poisson. Cohabitations religieuses dans les mondes grec et romain, Paris, PUPS, 2011, pp. 187-197)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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