Educazione alla cittadinanza – Fondazione Collegio San Carlo

Educazione alla cittadinanza

Piccole ragioni. Filosofia con i bambini

  • mercoledì 08 ottobre 2014 - 17.00
Filosofia con i bambini

Video integrale

Il dominio presuppone la volontà di obbedire. Ma non basta. Esso cerca «di suscitare e di coltivare la fede nella propria legittimità». Max Weber ha qui messo in relazione il dominio con la volontà di obbedire e con la pretesa di legittimità, che ha, a sua volta, la funzione di trasformare l’obbedienza in adesione. Ma l’obbedienza e l’adesione al dominio legittimo contraggono forse un debito, assai più grande di quel che normalmente si nota, con la paura di uscire dalla minorità. Non si può infatti escludere che la volontà di obbedire e la persuasione ad aderire siano influenzate da tale paura. Di solito, in un sistema democratico, la preoccupazione teorica è quella opposta, e cioè come far conciliare l’obbedienza e l’adesione con la libertà e l’autonomia individuale. E se, al contrario, ci si preoccupasse del fatto che, di per sé, ogni forma di obbedienza e ogni forma di adesione al dominio legittimo significhino una perdita della libertà e dell’autonomia? Traiamo spunto, modificandola in parte, dalla distinzione weberiana fra dominio, inteso come capacità di trovare obbedienza e di trasformarla in adesione attraverso la legittimità, e potere, inteso come un rapporto di influenza suscettibile di modifica fra chi che lo esercita e chi lo accetta. A partire da tale distinzione si può supporre che l’obbedienza e l’adesione al dominio legittimo affondano le loro radici nello stesso bisogno di essere guidati, rassicurati, amati, che di per sé risiede nella natura dei rapporti di potere umani e sociali e che possono condurre anche alla strada della libertà e dell’autonomia. Solo che l’obbedienza e l’adesione al dominio legittimo si fondano sul mantenimento e la conservazione della paura di uscire dallo stato di minorità, là dove i rapporti di potere (per esempio fra i genitori e i figli, i maestri e gli allievi, gli amici più anziani e quelli più giovani) dovrebbero invece avere per scopo non l’obbedienza e l’adesione come mezzi per la conservazione e l’irrigidimento dello stato di diseguaglianza, ma il riconoscimento di questa diseguaglianza come punto di partenza per il suo annullamento, per l’uscita dallo stato di minorità, per una conseguente modificazione degli stessi rapporti di potere e di influenza, per la gioia di essere diversi. Il confine fra dominio e potere è tuttavia assai sottile e ambiguo, cosi come sottile e ambigua è la soglia che divide il desiderio di uscire dallo stato di minorità da quello di restarvi rinchiusi. È solo quando vediamo con altri occhi quel che vediamo, quando ciò che ci sembrava familiare diventa d’improvviso estraneo, quando un’increspatura ci fa ricordare con timore che anche il muro più solido e stabile si muove, cambia e può crollare, che il confine fra la condizione del dominio e quella del potere si fa più netta e la strada che conduce all’obbedienza e all’adesione comincia a dividersi da quella che porta alla libertà e all’autonomia.

 

(da A.M. Iacono, Autonomia, potere, minorità. Del sospetto, della paura, della meraviglia, del guardare con altri occhi, Milano, Feltrinelli, 2000, pp. 159-160)*

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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