Faraoni

Potere e società nell’Egitto antico

  • Patrizia Piacentini

    Professoressa di Egittologia e Archeologia egiziana - Università di Milano

  • venerdì 23 Ottobre 2026 - ore 17.30
Centro Culturale

L’Egitto può definirsi uno stato «tributario», cioè dotato di un apparato burocratico e amministrativo che aveva la finalità di controllare l’appropriazione e la gestione delle risorse economiche del Paese. Suo capo indiscusso era il faraone. Definire i sovrani anteriori alla XVIII dinastia con questo termine è, in realtà, un anacronismo, dal momento che questo appellativo, che significava in origine semplicemente «grande casa» e faceva allusione al palazzo reale, fu applicato al re soltanto a partire dal XV sec. a.C. Tuttavia, per tradizione degli studi, esso viene comunemente usato per definire tutti i sovrani egizi, compresi quelli dell’Antico e del Medio Regno.

In via di principio, il faraone rappresentava la piena autorità su ogni settore amministrativo, benché in pratica delegasse la gestione del Paese ai suoi funzionari. Al sovrano, dio in terra e garante dell’ordine cosmico, della giustizia, del buon funzionamento dello stato e delle sue frontiere, spettavano però le decisioni relative alle più importanti questioni economiche, militari e religiose, come dimostrano i decreti reali e i testi relativi alle spedizioni commerciali o militari, sempre decise dal re ma guidate da funzionari che avevano dimostrato particolari doti amministrative e gestionali. Il faraone aveva inoltre il compito di attribuire le cariche ai funzionari che agivano, a diversi livelli, nei singoli «dipartimenti», e in primo luogo di nominare il visir. Questi era direttamente responsabile di tutta l’amministrazione dello stato, di cui rispondeva al re.

Oltre agli uffici centrali del visir, dal sovrano dipendevano ufficialmente il Palazzo, ove si trovava tra l’altro il personale che di lui si occupava, e i templi, le «fondazioni pie» e le tenute agricole reali e private. La carica di visir, tjaty, ha origini antichissime. Il titolo, già attestato all’epoca di Narmer, si trova su un vaso frammentario della II dinastia rinvenuto all’interno della piramide di Djoser a Saqqara, ove si legge il nome di un certo Menka, che si definisce, appunto, tjaty. La carica, con tutte le funzioni che le sono caratteristiche durante l’Antico Regno, si diffonde però solo a partire dalla IV dinastia, quando viene affidata a membri della famiglia reale che ricoprono altresì tutte le più alte cariche dello stato, come i celebri Nefermaat o Hemiunu. […] Tra la fine della IV e l’inizio della V dinastia si assiste a una espansione nel numero delle cariche, cui corrisponde l’ingresso, anche a livelli amministrativi più elevati, di funzionari non di sangue reale, ma spesso appartenenti a forti circoli di potere a corte o nelle province.

 

(da P. Piacentini, M. Pozzi Battaglia, Egittologia. Un’introduzione, Milano, Le Monnier Università-Mondadori Education, 2023, p. 94)

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Torna all'archivio conferenze