Il Corano

Stile e struttura del libro sacro dell’Islam

  • Raoul Villano

    Professore di Letteratura araba - Università Roma Tre

  • venerdì 06 Maggio 2022 - ore 17.30
Centro Studi Religiosi

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Secondo un noto ḥadit, riportato già da Abu Dawud al-Ṭayalisi (m. 204/819) e Abd al-Razzaq al-Ṣanʿani (m. 211/827) e circolante sotto varie forme in tutte le principali raccolte canoniche, il Profeta stesso, rivolgendosi alla comunità dei credenti, avrebbe detto: «i migliori fra voi sono coloro che studiano il Corano e lo insegnano». Si tratta di un detto che viene generalmente inserito dai tradizionisti all’interno del libro, o sezione, sui meriti del Corano (Kitab faḍaʾil al-Qurʾan) e che verrà in seguito citato a vario titolo, tanto nei trattati e nelle introduzioni alle scienze coraniche, quanto nei commenti coranici veri e propri. Il detto in questione è riportato, nella maggior parte dei casi, sull’autorità di Uṯman b. Affan che, al di là delle tensioni legate alle ben note vicende politiche che lo hanno riguardato e che avrebbero condotto infine anche al suo assassinio, è descritto da tutti come un uomo che amava profondamente il Corano, tanto che i suoi sforzi per la conservazione e la diffusione di un testo filologicamente e grammaticalmente affidabile sono riconosciuti unanimemente da tutta la tradizione. (…)

Ciò che rende questo ḥadit, per altri versi non dissimile dal materiale di carattere puramente apologetico che circola nel genere dei faḍaʾil al-Qurʾan, di particolare interesse è proprio il fatto che esso metta così esplicitamente in connessione lo studio del Corano e la didattica. Per la tradizione araba, del resto, tanto religiosa, quanto linguistica e grammaticale, il Corano rappresenta certamente il massimo dell’eloquenza: nessun altro testo e nessun altro detto potrebbe in alcun caso eguagliare il Corano, né dal punto di vista dell’eloquenza e dell’eleganza formale, né dal punto di vista della potenza espressiva o della coerenza semantica.

L’utilità e la pertinenza dello studio del Corano nella didattica dell’arabo sono rivendicate esplicitamente dal famoso linguista ed esegeta iracheno contemporaneo al-Samarraʾi secondo il quale non vi sarebbe alcun motivo di mettere in dubbio l’effettiva primazia del Corano nel campo della lingua araba: il suo stile rappresenterebbe, infatti, il massimo della sublimità e dell’elevatezza, e la sua lingua sarebbe di fatto la più sublime e la più elevata che si possa trovare. Da un punto di vista tradizionale, cioè a dire islamico, tali osservazioni rientrano inevitabilmente nel contesto della discussione sull’inimitabilità del Corano: soltanto in quest’ottica, infatti, sarebbe possibile spiegare come gli arabi dell’epoca di Muḥammad siano rimasti così affascinati dallo stile del Corano senza riuscire ad avvicinarlo né a imitarlo, nonostante il testo stesso li sfidi, in più punti, invitandoli a produrre qualcosa di simile. (…)

A ben vedere, quale che sia la visione che ciascuno vorrà ritenere sulla sua umana o divina natura, resta il fatto che il Corano mostra un uso estremamente preciso e coerente delle risorse linguistiche, stilistiche e retoriche della lingua araba e, in questo senso, il suo studio può rivelarsi uno strumento didattico prezioso, tanto nell’apprendimento delle strutture linguistiche e sintattiche della lingua araba (di fatto, unica e vera porta di accesso al patrimonio linguistico e letterario della cultura araba classica), quanto nella costruzione di un lessico largamente condiviso che può oggettivamente vantare, nel mondo arabo anche contemporaneo, un livello di intercomprensione difficilmente eguagliabile da una qualunque altra lingua “franca”.

 

(da R. Villano, Ḫayrukum man taʿallama al-Qurʾān wa-ʿallamahu: lo studio del Corano e la didattica dell’arabo, in G. Lancioni e C. Solimando, a cura di, Didattica dell’arabo e certificazione linguistica, Roma, Roma Tre Press, 2018, pp. 73-76)

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